venerdì 31 marzo 2017

Charles D'Ambrosio: Ho cominciato a scrivere racconti perché non ero sicuro di poter essere uno scrittore #LeInterviste

In questa primavera torinese animata dal Salone Off 365, sono tanti gli ospiti internazionali che stanno arrivando a Torino ancora prima dell'inizio della trentesima edizione del Salone del Libro. Tra questi, molto atteso l'incontro con Charles D'Ambrosio, maestro della short story americana edito in Italia da minimum fax. In occasione del breve tour dedicato a Perdersi, la sua raccolta di saggi, ho avuto modo di parlare con questo autore disponibile e sorridente, intavolando un discorso meno articolato e sicuramente più spontaneo. Una semplice chiacchierata tra un lettore appassionato e uno dei suoi autori preferiti.




Come mai prediligi la forma del racconto breve e cosa ti permette di fare la short story rispetto alla forma più lunga alla quale non ti sei mai dedicato?

Sai non so di preciso, innanzitutto sto lavorando per la prima volta ad un romanzo, anche se nell'immediato futuro mi auguro ci siamo sempre i miei racconti. Se penso ai racconti che amo di più vedo un'enorme difficoltà, credo infatti sia molto difficile mettere dentro tutto quanto in una spazio che è davvero piccolo, condensare, comprimere e sottintendere molto di più di quanto un piccolo spazio sembra poter contenere. In un romanzo la gente si alza al mattino, si mette le calze e poi le scarpe e tu dici "wow, quante informazioni!". In un racconto tutto questo devi saltarlo e arrivare all'essenziale. Amo questo tipo di difficoltà, è per me una sfida eccitante. Sai, penso di aver cominciato a scrivere racconti perché non ero sicuro di poter essere uno scrittore; volevo vedere se ce l'avrei fatta.

Questo rapporto tra te e il racconto nasce dalla giovane età? Leggevi tanti racconti da piccolo?

Non molti in effetti. Leggevo libri sui giocatori di baseball...

Con Perdersi, ti abbiamo potuto leggere in una forma inedita per noi lettori italiani, quella del saggio. Da narratore, come costruisci una storia seguendo questa modalità rispetto a quella della storia breve?

Sono due modalità che si assomigliano perché in uno spazio limitato devi fare molto e ci deve essere massima densità. Un po' come camminare su un filo sospeso e senti quasi una paralisi, una sensazione che mi piace molto.

In un certo senso in un saggio puoi rendere te stesso il soggetto, un soggetto che pensa a determinate cose e a ciò che pensi senza nessun filtro. Il soggetto del saggio è qualcosa che conta ma non tanto quanto il movimento della mente, il movimento che è il pensiero. Come passi da una cosa all'altra a quella successiva trovo sia il grande mistero della non-fiction.

Ogni tuo libro, per i tuoi lettori affezionati, è sempre un evento. Come mai scrivi così poco?

Ci sto lavorando...sai no, gli impegni di vita, l'insegnamento.

Nelle tue storie ci sono dei punti cruciali nei quali emergono attimi decisivi in cui i tuoi protagonisti prendono il più delle volte decisioni difficili. Come ti rapporti con questi momenti di grande intensità? Da dove arriva questa sensibilità al mondo dei sentimenti?

In effetti è una gran bella domanda perché non so di preciso da dove arriva. Come tutti anche io provo una gamma di sensazioni, ma ciò non significa necessariamente che quelle siano le mie emozioni nel momento in cui scrivo. Solitamente parto dall'immaginare un'emozione e l'abbino a un personaggio che si trova sotto qualche tipo di pressione psicologica, per cui nel processo di scrittura quelle 
emozioni non sono propriamente le mie.

giovedì 23 marzo 2017

Nel Guscio di Ian McEwan

Torna Ian McEwan e ha la voce di un feto onnisciente. Nel Guscio (Einaudi), l'ultimo romanzo dell'autore inglese, è un esperimento di scrittura solido e riuscito sulle orme dell'Amleto di Shakespearein cui il lettore viene immerso in un'esperienza unica e intensa. 




Ed eccomi qui, anche io a testa in giù, seguendo la voce di chi non è ancora nato ma comunque capace di un pensiero proprio. In un buio primordiale ho sentito svilupparsi la vicenda di una madre e del suo amante, del loro piano di uccidere un padre poeta e aspirare alla tragedia. Un disastro dalla duplice natura che si rivela allo stesso tempo ingegnosa e infantile.

Ho provato a raccontare il mio rapporto con Nel guscio allo stesso McEwan, in occasione del piccolo ma affollato tour di presentazione del libro.

Nel Guscio è un romanzo breve, ma capace di racchiudere intensità in ogni sua riga. Protagonista è la lingua quasi arcaica del feto, pronta a raccontarmi ogni suggestione, ogni supposizione ricavata da un'esperienza incompleta, limitata. Sarà il dolore l'elemento generatore di coscienza, solo attraverso l'atto di tragedia privato ho potuto immedesimarmi nella bellezza di questa poesia mortale.

domenica 19 marzo 2017

Martin il romanziere e altre storie fantastiche di Marcel Aymé

Sono un lettore da sempre legato alla forma breve e grazie alla mia passione per il racconto sto selezionando negli anni gli autori più meritevoli dalle caratteristiche più disparate. Tra le ultime scoperte è per me doveroso segnalare Marcel Aymé, autore francese poco conosciuto in Italia, pubblicato da L’Orma Editore nella sua collana Kreuzville Aleph il cui obiettivo è quello di recuperare autori legati alla cultura moderna, con maggiore attenzione alla letteratura francese e tedesca, per poter ricostruire il paesaggio del nostro passato. Proprio qui, nel passato, tra gli anni '30 ai '50 del Novecento si collocano i racconti che compongono Martin il romanziere e altre storie fantastiche.



Aymé fu amico di scrittori del calibro di Céline e fu stimato -tra i tanti- da Simenon e Queneau. Un biglietto da visita sicuramente stimolante. Così mi sono trovato a interrogarmi su questo personaggio, ho pensato che per conquistarsi tali apprezzamenti, avrei sicuramente dovuto trovare quel qualcosa in più, quell'elemento capace di distinguerlo dall'ordinario.


La carta del tempo, il primo racconto di questa selezione scritto durante il secondo conflitto mondiale, mi ha da subito chiarito con chi mi stessi confrontando. Ho letto il lavoro di un uomo pronto a filtrare la realtà attraverso il fantastico, di indagarla con uno sguardo distorto, velatamente critico, ma al tempo stesso veritiero. 
Le origini di questi intenti vanno sicuramente cercati in Zola e Balzac, nella tradizione letteraria del secolo precedente e nella commedia socio-umana con il suo misto tra realismo e spietatezza.
Marcel Aymé però si allontana dai padri e, servendosi del fantastico, fa delle idee brillanti il suo segno distintivo.

giovedì 16 marzo 2017

Gli Undici Treni di Paolo Nori tra ironia e parola.

Il Tristobar non è il luogo migliore nel quale incontrarsi, un ambiente alquanto bizzarro in cui due uomini e diverse vicende dalle innumerevoli direzioni si intrecciano. Stracciari e Baistrocchi, i protagonisti di questa storia, proprio qui uniscono le loro strade, avvicinandosi e allontanandosi, seguendo gli Undici Treni di Paolo Nori (marcos y marcos).




Per definire l'ultimo libro dell'autore emiliano potrebbe essere per me facile parlare di un romanzo divertente, scanzonato, dai toni leggeri. Una lettura di intrattenimento piena di avvenimenti godibili. Nulla di più sbagliato.

Questo l'ho capito quando ho pensato alla commedia all'italiana, un filone che ha storicamente interessato il cinema nostrano, sfociando, con qualche sporadica eccezione, nella nostra letteratura. Oggi questa peculiarità, la vena ironica dal retrogusto amaro che tanto piace a noi lettori, si palesa soprattutto nei vari gialli dei numerosi commissari. Della tradizione di una letteratura più ironica invece, rimane forse, uno sporadico Stefano Benni. In tutto questo non avevo ancora scoperto l'intelligenza di Paolo Nori.

Questi undici treni sono macchinati da personaggi non nuovi ai lettori più appassionati poiché questo par essere uno dei tanti tasselli che compone l'universo noriano. Un macrocosmo da affrontare come sfida e al tempo stesso come gioco. 


(...) io non ho una testa, ho una casa di tolleranza.

domenica 12 marzo 2017

Corso di scrittura creativa: la mia esperienza

Questa storia inizia dalla voglia di mettere in discussione lo stereotipo legato ai corsi di scrittura. 

Come tutti, almeno una volta, mi sono interrogato sul tema della scrittura e sulla capacità di utilizzare quest'ultima nel quotidiano come nell'atto della creazione narrativa e non. Tra i molteplici aspetti, mi sono sempre chiesto se si trattasse di una disciplina che potesse essere insegnata o se, come nella più romantica delle tradizioni, fosse una predisposizione naturale di ogni futuro scrittore.




Mentre il dibattito rimane ancora irrisolto, in Italia come in America, le scuole di scrittura continuano a diffondersi in maniera esponenziale rendendo questo un fenomeno da interrogare.

Necessario precisare come questo dubbio nasca da un semplice lettore senza nessun tipo di aspirazione letteraria, pronto però a rapportarsi (non sempre in maniera riuscita) con questo spazio dedicato al racconto delle sue letture.

Spinto dalla curiosità ho deciso quindi di accettare l'invito di Zandegù, una realtà torinese dalla doppia anima. Da una parte il ruolo di editore digitale con una grande affinità alla manualistica, dall'altra un luogo di corsi dedicati a qualsiasi aspetto della parola.

Così mi sono trovato nella Zandecasa, un ambiente caloroso, familiare, accompagnato da una classe al completo e Giulio D'Antona, l'insegnante scelto per la giornata dedicata a "tutto quello che non è nonfiction".
Sono bastate poche ore di lezione per ritrovarsi di fronte ad alcuni aspetti spiazzanti e arrivare a credere che:

giovedì 2 marzo 2017

La cosa giusta di Michele Cocchi

Quando la nostra vita si complica, quando ogni singola azione porta a conseguenze irreparabili, prendere la decisione giusta non è mai semplice. La cosa giusta di Michele Cocchi (Edizioni Effigisi interroga proprio su questo, su quel senso di smarrimento che condiziona il quotidiano e ci spinge verso un punto di non ritorno.


Diversi sono anche i punti vista attraverso cui il lettore verrà immerso in un bosco di indecisione, nella montagna della riscoperta che sembra essere negli ultimi anni, all'interno della letteratura italiana contemporanea, l'alternativa più immediata, la via di fuga verso un futuro migliore.
La voce di un padre e quella di Gabriele, un figlio smarrito, si incontrano in una tragedia sanguinosa per poi separarsi, ognuno per la sua strada in cerca di risposte.

Gabriele è un ragazzo solo di fronte ai suoi dolori, così come ogni singolo personaggio di questo romanzo, come se si volesse sottolineare l'esistenza di una solitudine primordiale assegnata a ogni singola persona con la quale confrontarsi. Di fronte questa solitudine privata emergono solo due dati oggettivi: l'immobilità e l'illusione di potercela fare da soli.

-Se mi raccontassi come stanno le cose io potrei aiutarti.
-Lo so,- disse.
-Allora perché non lo fai?
Gabriele sollevò le spalle. -Non credo sia la cosa giusta.
-Forse dovresti far decidere agli altri cosa è giusto e cosa non lo è.

mercoledì 1 marzo 2017

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman è il primo titolo di Edizioni Black Coffee. Una nuova realtà nata con l'intento di pubblicare una letteratura non rassicurante, giovani voci americane capaci di lasciare il lettore disorientato all'interno di vere e proprie esperienze di lettura. Questi i propositi da mantenere.




Immaginate di svegliarvi la mattina e di non riconoscervi più, fissare lo specchio e scorgere in quel riflesso una sconosciuta. La voce narrante de Il corpo che vuoi si trova proprio in questa situazione di mancata accettazione, di definizione di sé stessa. Immaginate anche B., la coinquilina simbiotica e invadente che non vorremo mai avere e C., un fidanzato felice di passare metà della sua esistenza davanti alla televisione.

Quello della Kleeman è un triangolo dai lati ben definiti in cui verremo scaraventati. Così attraverso le indecisioni di A., la voce narrante di cui potremo solo ipotizzare il nome, inizierà il nostro confronto con il gioco della vita.

La vita esercita su di te una specie di pressione, ti fa fare una cosa come la faresti di solito, ti spinge a comportanti da te.

A. non vuole essere come B. 
B. aspira a diventare A.
A. trova rassicurazione nella distorsione di C.
B. invidia il rapporto con C.
A. e B. dipendono sempre di più una dall'altra.

Non è stato facile assistere alla definizione di questa geometria dei sentimenti, in cui ogni decisione della nostra vita segue regole ben precise e viene influenzata dal dualismo tra corpo e mente. Come se non bastasse, attraverso un lungo e doloroso lavoro di decostruzione del nostro io, ho visto dei fantasmi scomparire.