lunedì 20 febbraio 2017

Uomini e Topo. Il Topolino di Tito Faraci

Questa è la storia di numerose vite e di un topo. Una moltitudine quasi centenaria composta da tantissime avventure, cinema e fumetto. Tra questi uomini c'è chi, nonostante con quel topo ci sia cresciuto, ha perso con lui ogni contatto e chi per passione ha deciso di dedicargli una parte della sua vita.
Tito Faraci ad esempio, uno degli sceneggiatori ormai canonici di Topolino che con Mickey. Uomini e Topo (add editore) ha deciso di raccontare l'ennesima storia dalle orecchie tonde, questa volta attraverso una forma ibrida, un incendio.




Topolino pare essere da subito una presenza ingombrante, Faraci non fa fatica a nasconderlo. Un'immagine cangiante con la quale confrontarsi giorno per giorno tra tradizione e modernità, sempre alla ricerca di una nuova e rocambolesca vicenda da afferrare.
Gli eroi hanno però bisogno di cadere. A noi autori che li amiamo (più ancora di quanto li amino i lettori), tocca il compito di buttarli giù.

Grazie a questo confronto tra uomo e topo, il primo riuscirà a fare i conti con un'urgenza sentita di riscoprirsi e farsi scoprire, mentre il secondo potrà addirittura uscire dalla pagina, diventando reale.

Faraci mi ha restituito un racconto onesto nel quale mostrarsi senza paura, accettando i fallimenti e sottolineando i successi di questo rapporto di amicizia fraterna. Si gioca con la finzione in maniera riuscita e così, senza nessun tipo di esitazione, ecco la possibilità di stringere un rapporto di reciproco rispetto con un topo immaginario diventare un'operazione accettabile.

Tra parti divulgative di minor interesse per il sottoscritto, come ad esempio quelle dedicate ai meccanismi della sceneggiatura, a parti autobiografiche molto piacevoli va in scena una lotta tutta interiore.

Nelle mie storie, a Topolino, così come a Gambadilegno, è successo quello che succede a tutti noi. Restiamo sempre noi stessi, non diventiamo qualcun altro, ma la vita cambia. Ci cambia, senza che noi cambiamo.

Grazie a questo Mickey ho riflettuto sul rapporto tra lettore e personaggio, sul confronto che la narrativa permette in qualsiasi romanzo, avendo dimenticato in questo gioco di specchi tutte le linee e i simboli che possono costituire un immaginario culturale. Cosa vuole dire confrontarsi con un simbolo con una valenza generazionale?



Da Scarpa a Gottfredson ho guardato al passato, attraverso il racconto di chi vive il presente di Topolino, confrontandomi io stesso con un personaggio che sentivo ormai lontano, in parte superato, come se facesse parte di un tempo non più necessario al presente. Nulla di più sbagliato.

Il fumetto è fumetto, e basta. Se volete fargli un complimento, non scambiatelo per qualcos'altro.

Rimane però il sentimento, quell'elemento capace di attraversare ogni pagina e nascondersi in un nome piuttosto corto. Quell'emozione ci permette di metterci ancora in discussione e di essere in debito con tutti quei personaggi immaginari che crediamo ingenuamente di non aver mai incontrato nella realtà.

2 commenti:

  1. Grazie per aver parlato di questo testo che non conoscevo. Credo potrebbe essere una lettura davvero interessante. Tra l'altro sto riscoprendo proprio ora la figura di Topolino insieme al mio pupo, quindi... E poi, leggere del rapporto tra un artista e una figura iconica deve essere estremamente curioso.

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    1. Si hai centrato proprio il punto più interessante. Quello di scoprire il rapporto tra noi e quelli che oramai sono diventati simboli. Nel caso di Topolino mi ero distaccato da anni, questo piccolo volumetto mi ci ha riavvicinato anche solo idealmente.

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