mercoledì 1 febbraio 2017

La strada del Donbas di Serhij Żadan

La letteratura ucraina, escluso forse Gogol', è uno dei luoghi più inesplorati dalla maggior parte dei lettori italiani ai quali mi sento di aggregarmi. Mi ha aiutato a colmare questa lacuna Voland, editore romano storicamente legato alle voci dell'Est Europa. Tra queste voci figura Serhij Żadan, uno degli scrittori ucraini contemporanei più tradotti al mondo.



La strada del Donbas è un percorso che dalla città ci porta in una provincia piena di terra e colori opachi in cui Herman, il protagonista di questo ritorno alle origini, sarà costretto a recarsi dopo una telefonata del fratello scomparso.

Un viaggio 
attraverso la storia e la contemporaneità, un paese difficile dove mancano la gioia della conoscenza e quella del ritorno.

Un ritorno forzato, seguendo la voce di un familiare, ritrovando chi ci ha sempre accompagnato, nonostante il tempo e la distanza, per affrontare le difficoltà del presente di un luogo statico e corrotto da una politica oligarchica in cui il potere è incatenato da pochi, e non di certo dallo Stato.

Tutto si deciderà quando accanto a te ci staranno i tuoi fratelli d'arme. Ma dove sono, questi fratelli, e chi sono? Ero nelle tenebre, sentivo il respiro inquieto e il battito ardente dei loro cuori decisi. (...) Forse era proprio quello il momento di decidere se restare o andarsene. Io invece dormivo e me lo lasciai sfuggire.


Basta una semplice svolta sbagliata per non rimanere nel posto a noi caro, una scelta di vita magari anche consapevole, pronta però a metterci di fronte al nostro passato. 
Quello dell'Ucraina in particolare, è un passato molto difficile, come ci viene mostrato da Żadan, attraverso una cultura non immediata da abbracciare, fatta di personaggi spigolosi.

Sulla strada del Donbas ogni uomo ha abbracciato la nostalgia del suo paese, lasciando che faccia parte del suo quotidiano, di ogni singola scelta. Solo Herman, distante da una realtà per lui nuova, rivelerà lo sguardo inedito di una ricerca personale profonda.

-Non annegherò. Non si può annegare nel fiume dove nuoti tutta la vita.
-Forse è così. Solo che io non ci nuoto da molto tempo.



Serhij Żadan
è riuscito a restituirmi la storia di luoghi ormai scomparsi attraverso un on the road distorto estremamente letterario. Qui, nel paese dell'illusione, tutto può essere deciso da una semplice partita di pallone giocata da chi questa terra sembra averla abbandonata da anni, scomparso nella steppa ferrosa e inospitale.

Uomini e donne senza paura, abituati alla morte, raccontati attraverso una scrittura godibile e allo stesso tempo piena di diversi strati di lettura.

-Ma tu non vuoi andare via? Cosa ti trattiene? Che vuoi dire? -rispose lei dopo averci pensato-. C'è sempre qualcosa che ci trattiene.
-Be', ascolta, in genere ci trattiene la certezza del domani. Tu hai la certezza del domani?
No, -riconobbe lei- non ce l'ho. Però ho la certezza di ieri. A volte basta questo a trattenerci.


Come se la vita fosse come il traffico di passaggio in una sperduta pompa di benzina dell'entroterra ucraino in cui ogni viaggiatore si fermerà solo per necessità. Dall'arresto alla partenza il caleidoscopio del destino.

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