mercoledì 22 febbraio 2017

Sandro Campani: Il luogo per me è un personaggio.Ogni luogo ha uno spirito. #LeInterviste

Il giro del miele di Sandro Campani (edito Einaudi) è una delle proposte più interessanti di questo inizio 2017. L'ennesimo libro di qualità della narrativa italiana degli ultimi anni che ho voluto approfondire ulteriormente trattando diversi aspetti di questa storia di omissioni e riscoperte.


© Pietro Campani

Il giro del miele si serve di una scrittura densa, pensata. Ogni frase nasconde silenzi pronti a trasmettere emozioni forti. Come hai lavorato alla scrittura di questo ultimo romanzo e quali sono state le difficoltà maggiori?

La prima stesura del romanzo era in terza persona: uno sguardo molto pulito, lineare, quasi “da bambino”, come disse Giulio Mozzi leggendola, sulla storia d’amore fra Davide e Silvia. Tutti gli altri personaggi erano già presenti, e avevano le loro ubbie, la loro vita, le loro vicende. Ma assistevano dal di fuori, richiamati quando occorreva. Era un dramma minimale sulla degenerazione di un amore, con un coro di familiari e compaesani a fare da contorno. Poi Giulio, partendo da una considerazione sulla lingua, mi disse: “Chi racconta questa storia?” Ci ho pensato su e ho capito che la storia doveva raccontarla Giampiero. Il resto (la cornice teatrale, l’emergere in superficie come scena principale del duello fra Giampiero e Davide, il loro dialogo fatto di aggressioni inconsulte e repentine timidezze, le loro voci), è venuto da sè. La centralità assegnata al non detto è dovuta sia al carattere di Davide, alla sua inadeguatezza scontrosa, sia alla mia necessità di restare in una stanza con loro due per 250 pagine: ogni piccolo gesto, ogni silenzio ha assunto un’importanza scenica impossibile da ignorare. Dovevo soppesare tutto.

I tuoi personaggi sono uomini e donne dalle psicologie profonde. Mi chiedevo se lavorare in questa direzione, verso la definizione di caratteri così definiti, fosse stata l'intenzione primordiale di questo tuo percorso o se sia stato un processo naturale e spontaneo.

Nel passaggio dalla terza alla prima persona a cui ho appena accennato, era implicito questo risultato: mi sono accorto che, raccontando dal di dentro, i personaggi prendevano la parola – tante volte ho recitato ad alta voce quello che si stavano dicendo, arrabbiati, delusi o inteneriti: non voglio farne una scenetta pittoresca, l’autore che piange o s’arrabbia da solo mentre registra un messaggio vocale; è andata così. I personaggi hanno preso prepotentemente la parola, e io li ho assecondati. Credo, per la prima volta, di aver trovato un equilibrio fra una storia di luoghi, di ambienti, e una storia di personaggi.

Proprio il non detto, risulta essere una delle chiavi di lettura di questi rapporti così delicati. Come è possibile non lasciar sfuggire tutto quello che amiamo, i nostri affetti, i nostri sentimenti, il nostro mondo mantenendo un atteggiamento così privato?

È esattamente il problema di Davide, ed era stato il problema di suo padre: il disprezzo atavico e vergognoso che un uomo educato a lavorare senza tante chiacchiere porta verso chi si parla e si piange troppo addosso. I sentimenti sono una cosa da non esprimere, da sopprimere quasi – andare dallo psicologo, dice Davide a un certo punto, “è una cosa, per come siamo cresciuti su di qua, a cui si guarda come a una cretineria, una roba da femmine viziate o da malati immaginari”. Questo finisce per diventare una barriera difficile da rompere: Silvia le cose le sa, le vorrebbe dire, le vorrebbe affrontare parlando, ma non può resistere per sempre caricandosi sulle spalle tutto il peso.

lunedì 20 febbraio 2017

Uomini e Topo. Il Topolino di Tito Faraci

Questa è la storia di numerose vite e di un topo. Una moltitudine quasi centenaria composta da tantissime avventure, cinema e fumetto. Tra questi uomini c'è chi, nonostante con quel topo ci sia cresciuto, ha perso con lui ogni contatto e chi per passione ha deciso di dedicargli una parte della sua vita.
Tito Faraci ad esempio, uno degli sceneggiatori ormai canonici di Topolino che con Mickey. Uomini e Topo (add editore) ha deciso di raccontare l'ennesima storia dalle orecchie tonde, questa volta attraverso una forma ibrida, un incendio.




Topolino pare essere da subito una presenza ingombrante, Faraci non fa fatica a nasconderlo. Un'immagine cangiante con la quale confrontarsi giorno per giorno tra tradizione e modernità, sempre alla ricerca di una nuova e rocambolesca vicenda da afferrare.
Gli eroi hanno però bisogno di cadere. A noi autori che li amiamo (più ancora di quanto li amino i lettori), tocca il compito di buttarli giù.

Grazie a questo confronto tra uomo e topo, il primo riuscirà a fare i conti con un'urgenza sentita di riscoprirsi e farsi scoprire, mentre il secondo potrà addirittura uscire dalla pagina, diventando reale.

Faraci mi ha restituito un racconto onesto nel quale mostrarsi senza paura, accettando i fallimenti e sottolineando i successi di questo rapporto di amicizia fraterna. Si gioca con la finzione in maniera riuscita e così, senza nessun tipo di esitazione, ecco la possibilità di stringere un rapporto di reciproco rispetto con un topo immaginario diventare un'operazione accettabile.

domenica 12 febbraio 2017

Le nostre anime di notte: l'ultimo regalo di Kent Haruf

Il tempo corre, lascia nel baratro del passato ogni esperienza, ogni frammento di vita felice o doloroso che sia. E così, quando cala la notte, rimaniamo soli nel buio con l'intento di fare valutazioni. Isolati di fronte a un tempo che Kent Haruf deve aver conosciuto bene, quando la sua malattia fece in modo di accelerarlo ancora di più, quando nonostante la sofferenza riuscì ad ultimare Le nostre anime di notte (NNE), l'ultimo romanzo consegnato al suo editore prima di essere avvolto dalla memoria dei suoi lettori.



Dopo la Trilogia della Pianura ecco aggiungersi l'ennesima vicenda ambientata a Holt, cittadina immaginaria del Colorado nella quale abitano anche Addie e Louis, i due vedovi protagonisti di questa storia, pronti a condividere in un letto le rispettive solitudini.

Non parlo di sesso.

Me lo stavo chiedendo.
No, non intendo quello. (...) Sto parlando di attraversare la notte insieme.

Nulla di più semplice di due mani strette sotto una coperta per proteggersi dai dolori passati.

lunedì 6 febbraio 2017

Il giro del miele di Sandro Campani

Due uomini seduti a un tavolo si confrontano sulle loro vite sorseggiando bicchieri di grappa, diluendo il ricordo tra gioie e dolori. Fuori il vento spazza via il tempo e mentre le imposte ci riparano dalle insidie, le ombre del focolare si muovono sui muri, la storia di due famiglie prende forma.  È il Il giro del miele di Sandro Campani (Einaudi).  


Ecco come basta un po' di febbre per confondere le bestie con la gente.





Davide ha gli occhi pieni del suo fallimento: una felicità non più realizzabile, un amore ormai perduto. Decide quindi di liberarsi di un peso non più sostenibile per provare a sentirsi finalmente in pace con se stesso.
Gianpiero è il suo capro espiatorio, pronto ad ascoltare la sua confessione notturna, con un misto di paura e fascinazione, che nelle parole di quel ragazzo che ha visto crescere piano piano inizierà anche a specchiarsi.

A far da sfondo c'è una notte sempre più scura, il vento che continua a soffiare, una lince nascosta e il ronzio delle api. 

La lince si muove in silenzio, da qualche parte, qui fuori. Se custodisce un segreto, dovremmo offrirle in cambio qualcosa, affinché ce lo riveli.


Campani con parole piene, come se ognuna fosse indispensabile alla costruzione di un pezzo di vita, riesce a portare il lettore dentro a vicende apparentemente distanti, attraverso un'esperienza di lettura intensa e avvolgente. 

mercoledì 1 febbraio 2017

La strada del Donbas di Serhij Żadan

La letteratura ucraina, escluso forse Gogol', è uno dei luoghi più inesplorati dalla maggior parte dei lettori italiani ai quali mi sento di aggregarmi. Mi ha aiutato a colmare questa lacuna Voland, editore romano storicamente legato alle voci dell'Est Europa. Tra queste voci figura Serhij Żadan, uno degli scrittori ucraini contemporanei più tradotti al mondo.



La strada del Donbas è un percorso che dalla città ci porta in una provincia piena di terra e colori opachi in cui Herman, il protagonista di questo ritorno alle origini, sarà costretto a recarsi dopo una telefonata del fratello scomparso.

Un viaggio 
attraverso la storia e la contemporaneità, un paese difficile dove mancano la gioia della conoscenza e quella del ritorno.

Un ritorno forzato, seguendo la voce di un familiare, ritrovando chi ci ha sempre accompagnato, nonostante il tempo e la distanza, per affrontare le difficoltà del presente di un luogo statico e corrotto da una politica oligarchica in cui il potere è incatenato da pochi, e non di certo dallo Stato.

Tutto si deciderà quando accanto a te ci staranno i tuoi fratelli d'arme. Ma dove sono, questi fratelli, e chi sono? Ero nelle tenebre, sentivo il respiro inquieto e il battito ardente dei loro cuori decisi. (...) Forse era proprio quello il momento di decidere se restare o andarsene. Io invece dormivo e me lo lasciai sfuggire.