sabato 26 novembre 2016

Le Otto Montagne di Paolo Cognetti

Un passo dietro l'altro, attento nell'evitare ogni ostacolo, sulle orme di chi ha un posto speciale nella nostra vita. Ne Le Otto Montagne, il primo vero romanzo di Paolo Cognetti (Einaudi), il sentiero inedito tutto da seguire verso un'esperienza sorprendente e inaspettata.


Cognetti ho imparato a conoscerlo negli anni come uno degli autori più validi del nostro panorama, sempre pronto a indagare temi per nulla scontati, muovendosi attraverso le sue passioni: l'America e la montagna. Quest'ultima lo sfondo pronto ad accogliere la storia di amicizia tra Pietro e Bruno, un rapporto costruito negli anni, da più affetti, da più delusioni e da quel senso di difficoltà che solo la vita e lo scorrere del tempo riescono a metterci di fronte.

Una montagna autentica, allo stesso tempo spigolosa e accogliente, pronta a saperci restituire la nostra infanzia, quella dei suoi abitanti, raccontata in un gioco avventuroso che, estate dopo estate, porterà la scoperta del quotidiano.

La crescita viene accompagnata da figure forti capaci, nonostante le troppe cose da fare, le persone a cui badare, di non cadere, mediare alle regole dei sentimenti senza coltivare malinconie.

Nel sentiero di Pietro, in quello dei suoi cari come in quello della montagna, sarà l'oblio a mantenere ogni cosa intatta. Come se la neve con il suo inverno coprisse il nostro maturare con il suo velo candido di purezza, senza che questo possa veramente occultare il nostro futuro.

mercoledì 23 novembre 2016

Aspettando Più Libri Più Liberi 2016 #BlogNotesPL

Dal 7 al 11 Dicembre, nel Palazzo dei Congressi dell'Eur di Roma, andrà in scena la quindicesima edizione di Più Libri Più Liberi. La fiera nazionale della piccola e media editoria che quest'anno, dopo la mia adesione al progetto #BlogNotes, avrò il piacere di raccontarvi giorni per giorno.

Ecco quindi una breve guida agli eventi da non perdere secondo #UnAntidotoControLaSolitudine.



Mercoledì 7


11.00 Inaugurazione con Hanif Kureishi
15.00 Conferenza stampa Tempo di libri

Giovedì 8

12.00 Canale Mussolini
 di Antonio Pennacchi, Graziano Lanzidei, Massimiliano Lanzidei e Mirka Ruggeri (Tunué)
14.00 Lettere agli editori di Louis-Ferdinand Céline (Quodlibet) Intervengono: Martina Cardelli, Nicola Lagioia e Edoardo Camurri 
14.00 Chi ha tempo a cura di Alessandra Urbani (Marcos y Marcos) Intervengono: Paolo Di Paolo, Valeria Della Valle, Lorenzo Pavolini e Giuseppe Patota
16.00 Anatomia di un soldato di Harry Parker (SUR)
17.00 Io in te cerco la vita di Anna Kuliscioff  (
L’Orma editore) Intervengono: Elena Vozzi, Luciana Castellina e Alessandra Di Pietro.
18.00 Zerocalcare incontra Paco Roca (Tunué)
18.00 Con gli occhi aperti - 20 autori per 20 luoghi Con gli occhi aperti (
Exòrma Edizioni) Intervengono: Andrea Cortellessa, Francesco Pecoraro, Filippo Tuena e Alessandro Leogrande.
18.00 La bambola di Kokoschka di Afonso Cruz (LaNuovafrontiera)
19.00 Medusa di Luca Bernardi (Tunué)





Harry Parker, Paco Roca & Alfonso Cruz

lunedì 21 novembre 2016

Io non mi chiamo Miriam: Majgull Axelsson racconta il lato oscuro della Svezia #LeInterviste

Io non mi chiamo Miriam (Iperborea) di Majgull Axelsson ci riporta tra le pagine più nere della storia del Novecento. Il racconto dell'olocausto narrato attraverso i ricordi di Miriam, una rom pronta a nascondere la sua identità pur di trovare il suo spazio nel mondo, aggredisce il lettore attraverso una storia autentica e coinvolgente.



La Axelsson attraverso una scrittura fluviale non permette pause, nessuno stacco necessario per respirare, a favore di un fiume di storie fittizie e non, pronte a raccontare con maggior attenzione la minoranza rom e alcuni aspetti della società svedese del dopoguerra.

Avendo il piacere di poter parlare con l'autrice sono partito proprio da qui, dalla Svezia e da uno dei suoi episodi meno conosciuti, testimonianza del rapporto difficile tra abitanti autoctoni e rom. Episodio dal quale la scrittrice svedese ha deciso di partire per scrivere questo suo ultimo lavoro.

Ancor prima di dedicarti all'Olocausto avevi deciso di raccontare la rivolta di Jönköping del '48. Perché?

È una storia in cui mi sono imbattuta nel 1963, avevo sedici anni e ho sentito una lezione nella quale si parlava di questo argomento. Fu una cosa molto destabilizzante. Jönköping, la città in cui scoppiarono questi tumulti contro la comunità rom, è infatti una delle città più cristiane e religiose di tutta la Svezia. Inoltre mi sorprese sapere che quei fatti si verificarono solo tre anni dopo Auschwitz. Attraverso questa rivolta ho di conseguenza immaginato il passato di Miriam.


Dal giornalismo alla letteratura, questo il tuo percorso che ti ha spinto oggi ad ancorarti a quest'ultima forma. Cosa credi ti permetta di fare la letteratura, nonostante tu possa servirti ancora oggi del metodo del giornalismo?

domenica 13 novembre 2016

Paolo Cognetti: La prossima strada sarà quella che mi porterà ancora più dentro la montagna #LeInterviste

Il ritorno di Paolo Cognetti è stato una festa. Le otto montagne, il suo primo vero romanzo, è stato presentato alla Gogol & Company di Milano in compagnia di Matteo B. Bianchi. Si è discusso dell'amicizia tra uomini, di padri e di figli, di parole non dette e silenzi della natura.

Dopo numerose narrazioni al femminile, Pietro e Bruno saranno gli uomini capaci di condividere insieme esperienze forti. Un flusso nostalgico raccontato in una prima persona il mezzo per il quale emozionare con la semplicità della vita attraverso difficoltà e conquiste.

Ho chiesto a Cognetti di raccontarmi della sua montagna, della sua scrittura e del suo modo di narrare.





Da Il ragazzo selvatico, quaderno di montagna in cui ti racconti in prima persona, a Le otto montagne, quali sono state le difficoltà di questo passaggio?

Mi sono sentito come se con Il ragazzo selvatico avessi raccolto tutto il materiale che mi è servito per questo mio primo romanzo. La conoscenza dei luoghi, il modo di descrivere un bosco, una montagna, compresa la lingua di cui servirmi.
Mi è sembrato solo in seguito quanto grazie a quel quaderno mi fossi dotato dei mezzi per affilare i miei strumenti e che quel libro fosse un lungo impadronirsi della lingua necessaria alla montagna. Ho semplicemente detto a me stesso: adesso la uso per scrivere una storia.

giovedì 10 novembre 2016

Mostri che ridono: l'Africa nera di Denis Johnson

Mi capita spesso di seguire molti autori ancora prima di leggerli, mi informo sulle uscite, vedo i loro nomi tra le liste dei maggiori premi letterari e cerco di inserirli in una sorta di mappa letteraria tutta personale. La maggior parte delle volte riesco a farmi un'idea, il più delle volte esatta, su cosa troverò una volta che avrò modo di affrontarli.
Con Mostri che ridono (Einaudi), l'ultimo romanzo di Denis Johnson, è successo proprio questo e solo dopo pochissime pagine ho capito di avere completamente sbagliato.




Johnson è una delle voci americane più solide dei nostri tempi con alle spalle un National Book Award e un Pulitzer sfiorato per un soffio e mai avrei immaginato di scoprire in questo autore una vena camaleontica.

Mostri che ridono si presenta infatti come una spy-story, un intrigo apparentemente classico mosso da due uomini sullo sfondo di un Africa famelica.
Tra le varie macchinazioni tra Nato e altri enti sotterranei, il lettore non farà nessuna fatica a notare una sorta di sottosuolo pulsante tra la terra arida di questa storia. Una sorta di spaesamento dovuto a una diserzione di genere.

Cos'è la diserzione? La diserzione è una moneta. La giri e dall'altra parte c'è la lealtà.