domenica 28 febbraio 2016

Niente Da Dire di Elvira Vigna

Uno dei fenomeni più comuni nella nostra società è sicuramente il tradimento. Un aspetto sempre più diffuso e radicato a una normalità caratterizzata da quell'amore infedele quasi sempre inaspettato. Un sentimento rivelatore di una parte nascosta della persona alla quale abbiamo deciso di affidare il nostro cuore. 

All'interno di questa dinamica Elvira Vigna muove la sua voce chiarificatrice, quella di una donna tradita costretta a far i conti con il proprio essere.



Niente da dire (gran vía) è l’ottavo romanzo di questa autrice nuova al panorama italiano, nonostante sia una della maggiori rappresentanti della narrativa brasiliana contemporanea.
Questa è la storia di un tradimento compiuto tra gli alberghi e le strade delle due città che più rappresentano il Brasile: Rio e San Paolo. Due luoghi ai quali sono collegati i sentimenti sotterranei di Paulo e N., la donna senza nome capace di poter strappare la figura maschile da un contesto familiare apparentemente consolidato.

È il flusso di coscienza della protagonista a guidarci tra i meandri della perdita servendosi di un occhio sorprendentemente atipico atto a tralasciare tutto ciò che potremmo perdere e a valorizzare un lavoro di analisi intima sulla capacità di affrontare la tragedia.

domenica 14 febbraio 2016

La Copia Infedele di Stefano Trinchero

“Uno cammina alle quattro di notte in una strada buia, attraversa un incrocio senza guardare e una macchina lo investe. Batte la testa e finisce in rianimazione. La macchina scappa. Fine della notizia”.

Nulla di più semplice per la vicenda tutta torinese con protagonisti Guido Riberto, professione giornalista e Gonzalo Malagutti, giocatore della Lungodoriana, terza squadra calcistica più importante della città.
La Copia Infedele (66thand2nd) di Stefano Trinchero è un esordio molto lineare dalle tinte noir nel quale investigazione e ricerca introspettiva camminano di pari passo.



Il mistero al centro della vicenda vede partecipare uomini e donne di diversa estrazione sociale, tutti interconnessi dalle decadenti mutazioni strutturali di una metropoli quasi abbandonata, rappresentata in maniera molto suggestiva nella notevole copertina di Gianluigi Toccafondo.

lunedì 8 febbraio 2016

Gabriele Di Fronzo: l’incompiutezza è propria delle cose umane. #LeInterviste

Il Grande Animale di Gabriele di Fronzo è un esordio inaspettato. La conferma di un'identità editoriale forte, quella di nottetempo e dei suoi titoli legati alla narrativa italiana contemporanea.
Ho pensato quindi, tramite qualche domanda all'autore, di approfondire qualche tema e lavarmi qualche piccola curiosità.


 presentazione torinese al Circolo dei Lettori di Torino ©Circolo dei lettori


Il mio lavoro ha a che fare con la parte viva dei morti”. Questa affermazione forte di Colloneve spicca tra le prime pagine del romanzo. Quanto coraggio c’è voluto per affrontare un tema così delicato?
Esattamente quanto ce n’è voluto, io ne ho messo a disposizione. Credo comunque non ne avessi granché di più di così e quindi, quel che mi auspico, è che in attesa che mi metta al lavoro sul prossimo romanzo, nel frattempo possa rifare le scorte, altrimenti ci sarà da preoccuparsi. Di un po’ di sprezzatura c’è ahimè sempre l’esigenza. Anche se forse, più che di coraggio, si tratta di altro. Magari è “la scheggia di ghiaccio nel cuore” di cui, secondo Graham Green, lo scrittore dovrebbe sempre potersi servire.

Nel romanzo vengono descritte con minuzia le varie azioni del tassidermista esperto senza però far risaltare una violenza estrema. Ti sei dovuto documentare su questo mestiere atipico? Perché la scelta di anestetizzare questi atti estremi?
Prima che mi mettessi in testa di raccontare questa storia non avevo una conoscenza neppure superficiale del lavoro in questione. A Torino c’è un bel Museo Regionale di Scienze Naturali, lì ho passato diverse giornate, a partire alla prima mattina al pomeriggio più buio: ho consultato i libri, alcuni dei quali risalenti all’Ottocento, presenti nella biblioteca e sono stato per molte ore al giorno a contatto con gli animali della collezione. Seduto, studiavo, passeggiavo, stavo fermo davanti a una teca con dentro l’esemplare per del gran tempo e poco a poco mi sono fatto sempre più competente.
Per quel che riguarda invece la tua seconda domanda. Sottoporre una persona ad anestesia, renderlo insensibile alla sofferenza, al patimento, è di solito quel che vorremmo fare quando una persona prova dolore, crediamo così di salvarla. Francesco Colloneve, per come ha formalizzato il suo comportamento tanto singolare, al contrario, esige di passare nel dolore con tutta la sua persona.

lunedì 1 febbraio 2016

Hakan Günday presenta "Ancóra" @ Writers di Milano

La terza edizione di Writers, il festival letterario con base ai Frigoriferi Milanesi, ha ospitato Hakan Günday,  accompagnato dalle domande di Fabio Geda e dalle intense letture di Vincenzo Costantino. L'autore turco, dopo il successo mondiale di A con Zeta, ritorna in Italia con Ancóra (Marcos y Marcos).


In Ancòra l'autore si è immerso nella storia di Gazâ, un ragazzino figlio di un trafficante d'uomini grazie al quale Günday ha potuto approfondire alcune domande precise: "Qual è la relazione tra individuo e società e tra individuo e massa?".

"Descrivere è il miglior mezzo per pensare e da quindici anni provo a scrivere di tutto ciò di scioccante e che non capisco. Ho da sempre utilizzato le storie per elaborare delle domande e suscitarne altre mille.

Nel 2012 la stampa turca ha cominciato a far riferimento a cifre di persone morte annegate, persone la cui sola identità era quella di essere morti.

Ho preferito raccontare questa storia attravrerso gli occhi del trafficante siccome la violenza è un mezzo di comunicazione della nostra società. 
Un bambino non è abituato alla violenza e alle cifre dei giornali, poteva essere il mezzo per scoprire la realtà dei migranti. Gazâ è uno specchio del mondo che subisce le politiche mondiali e lo sfruttamento. Il mondo stesso manda verso di lui questi disperati"