lunedì 20 febbraio 2017

Uomini e Topo. Il Topolino di Tito Faraci

Questa è la storie di numerose vite e di un topo. Una moltitudine quasi centenaria composta da tantissime avventure, cinema e fumetto. Tra questi uomini c'è chi, nonostante con quel topo ci sia cresciuto, ha perso con lui ogni contatto e chi per passione ha deciso di dedicargli una parte della sua vita.
Tito Faraci ad esempio, uno degli sceneggiatori ormai canonici di Topolino che con Mickey. Uomini e Topo (add editore) ha deciso di raccontare l'ennesima storia dalle orecchie tonde, questa volta attraverso una forma ibrida, un incendio.




Topolino pare essere da subito una presenza ingombrante, Faraci non fa fatica a nasconderlo. Un'immagine cangiante con la quale confrontarsi giorno per giorno tra tradizione e modernità, sempre alla ricerca di una nuova e rocambolesca vicenda da afferrare.
Gli eroi hanno però bisogno di cadere. A noi autori che li amiamo (più ancora di quanto li amino i lettori), tocca il compito di buttarli giù.

Grazie a questo confronto tra uomo e topo, il primo riuscirà a fare i conti con un'urgenza sentita di riscoprirsi e farsi scoprire, mentre il secondo potrà addirittura uscire dalla pagina, diventando reale.

Faraci mi ha restituito un racconto onesto nel quale mostrarsi senza paura, accettando i fallimenti e sottolineando i successi di questo rapporto di amicizia fraterna. Si gioca con la finzione in maniera riuscita e così, senza nessun tipo di esitazione, ecco la possibilità di stringere un rapporto di reciproco rispetto con un topo immaginario diventare un'operazione accettabile.

domenica 12 febbraio 2017

Le nostre anime di notte: l'ultimo regalo di Kent Haruf

Il tempo corre, lascia nel baratro del passato ogni esperienza, ogni frammento di vita felice o doloroso che sia. E così, quando cala la notte, rimaniamo soli nel buio con l'intento di fare valutazioni. Isolati di fronte a un tempo che Kent Haruf deve aver conosciuto bene, quando la sua malattia fece in modo di accelerarlo ancora di più, quando nonostante la sofferenza riuscì ad ultimare Le nostre anime di notte (NNE), l'ultimo romanzo consegnato al suo editore prima di essere avvolto dalla memoria dei suoi lettori.



Dopo la Trilogia della Pianura ecco aggiungersi l'ennesima vicenda ambientata a Holt, cittadina immaginaria del Colorado nella quale abitano anche Addie e Louis, i due vedovi protagonisti di questa storia, pronti a condividere in un letto le rispettive solitudini.

Non parlo di sesso.

Me lo stavo chiedendo.
No, non intendo quello. (...) Sto parlando di attraversare la notte insieme.

Nulla di più semplice di due mani strette sotto una coperta per proteggersi dai dolori passati.

lunedì 6 febbraio 2017

Il giro del miele di Sandro Campani

Due uomini seduti a un tavolo si confrontano sulle loro vite sorseggiando bicchieri di grappa, diluendo il ricordo tra gioie e dolori. Fuori il vento spazza via il tempo e mentre le imposte ci riparano dalle insidie, le ombre del focolare si muovono sui muri, la storia di due famiglie prende forma.  È il Il giro del miele di Sandro Campani (Einaudi).  


Ecco come basta un po' di febbre per confondere le bestie con la gente.





Davide ha gli occhi pieni del suo fallimento: una felicità non più realizzabile, un amore ormai perduto. Decide quindi di liberarsi di un peso non più sostenibile per provare a sentirsi finalmente in pace con se stesso.
Gianpiero è il suo capro espiatorio, pronto ad ascoltare la sua confessione notturna, con un misto di paura e fascinazione, che nelle parole di quel ragazzo che ha visto crescere piano piano inizierà anche a specchiarsi.

A far da sfondo c'è una notte sempre più scura, il vento che continua a soffiare, una lince nascosta e il ronzio delle api. 

La lince si muove in silenzio, da qualche parte, qui fuori. Se custodisce un segreto, dovremmo offrirle in cambio qualcosa, affinché ce lo riveli.


Campani con parole piene, come se ognuna fosse indispensabile alla costruzione di un pezzo di vita, riesce a portare il lettore dentro a vicende apparentemente distanti, attraverso un'esperienza di lettura intensa e avvolgente. 

mercoledì 1 febbraio 2017

La strada del Donbas di Serhij Żadan

La letteratura ucraina, escluso forse Gogol', è uno dei luoghi più inesplorati dalla maggior parte dei lettori italiani ai quali mi sento di aggregarmi. Mi ha aiutato a colmare questa lacuna Voland, editore romano storicamente legato alle voci dell'Est Europa. Tra queste voci figura Serhij Żadan, uno degli scrittori ucraini contemporanei più tradotti al mondo.



La strada del Donbas è un percorso che dalla città ci porta in una provincia piena di terra e colori opachi in cui Herman, il protagonista di questo ritorno alle origini, sarà costretto a recarsi dopo una telefonata del fratello scomparso.

Un viaggio 
attraverso la storia e la contemporaneità, un paese difficile dove mancano la gioia della conoscenza e quella del ritorno.

Un ritorno forzato, seguendo la voce di un familiare, ritrovando chi ci ha sempre accompagnato, nonostante il tempo e la distanza, per affrontare le difficoltà del presente di un luogo statico e corrotto da una politica oligarchica in cui il potere è incatenato da pochi, e non di certo dallo Stato.

Tutto si deciderà quando accanto a te ci staranno i tuoi fratelli d'arme. Ma dove sono, questi fratelli, e chi sono? Ero nelle tenebre, sentivo il respiro inquieto e il battito ardente dei loro cuori decisi. (...) Forse era proprio quello il momento di decidere se restare o andarsene. Io invece dormivo e me lo lasciai sfuggire.

mercoledì 25 gennaio 2017

Regno Animale: il bestiario poetico di Gabriela Mistral

Gabriela Mistral è stata la prima donna latinoamericana ad aver vinto il Premio Nobel alla letteratura nel 1945. Nonostante una parentesi tutta italiana, in cui la poetessa cilena ebbe modo di vivere a Napoli e di consolidare la sua passione per la prosa di Gabriele D'Annunzio, le traduzioni delle sue opere nel nostro paese sono quasi del tutto inesistenti. 
Edicola Ediciones ha finalmente messo fino a questa grave mancanza pubblicando il Regno Animale.



Regno Animale, prosa poetica dell'acqua e del vento. Così recita la copertina di questo volume illustrato. Animali, natura e poesia si intersecano in un racconto colorato dai diversi livelli di lettura.

Il coccodrillo, la foca e il rospo sono i portatori di uno sguardo diretto sul mondo, l'immersione tra le acque crea il mistero pronto a scomparire e a tramutarsi, nel momento dell'emersione, in un nuovo sentimento. L'animale acquatico e l'uomo risultano essere le due entità pronte a relazionarsi sullo stesso livello, a conoscersi e confrontarsi da pari.

Così non è per il cielo e per gli uccelli, da quelli solitari come l'aquila o la cicogna, a quelli dello stormo, del gruppo. La moltitudine di sentimenti che guardano l'uomo dall'alto, sovrapponendosi ad esso, in un viaggio fatto di percorsi multiformi.

-Però da che parte vanno?
-Si sono persi e non lo sanno?

-Ma che pensiero balzano,
non si perde il pellicano!
Noi si, che ci perdiamo (...)

domenica 15 gennaio 2017

L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen

La risacca, uno scroscio dopo l'altro, accoglie il moto circolare delle onde. La schiuma bianca cancella ogni segno dalla sabbia in una sfida nella quale il tempo non si stanca mai di giocare. In L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen (gran víasono i muri a contenere il gioco, le onde e i loro movimenti.
Mare che allo stesso tempo cancella, libera e imprigiona.



Un penitenziario costruito su una spiaggia, mura indefinite a costeggiarlo, all'interno uomini dal passato oscuro, di fronte una distesa d'acqua cangiante. Questo lo scenario di Marcelo Cohen, autore argentino classe '51, capace di strappare gli apprezzamenti di un certo Ricardo Piglia.

In un paese che ambisce a essere una nazione, in cui gli uomini cadono come pioggia di polline o pietre, ha inizio la resistenza dell'uomo alle dinamiche di una reclusione anomala. Nel mentre il mare continua a brillare.

giovedì 12 gennaio 2017

La memoria di Old Jack. Storia della vita di Jack e della comunità di Port William

Nella storia della letteratura ci sono due tipi di scrittori: i creatori di universi e i creatori di mondi. I primi hanno la capacità di creare veri e propri universi narrativi compenetranti dentro i quali inserire le proprie storie, mentre i secondi, tessono con dedizione e minuzia i loro mondi, i loro giardini, le loro case. Tra questi ultimi non posso non citare Wendell Berry, la sua Port William, la città immaginaria al centro del suo mondo fittizio.

La memoria di Old Jack , l'ultimo romanzo dell'autore americano edito in Italia da Lindau, mi ha permesso di capire meglio questo mondo rurale attraverso chi quei luoghi li abita.



Questa volta sarà la memoria del vecchio Jack a ricordare e connettere tutti i volti di chi Port William la vive e l'ha sempre vissuta. Dal passato al presente i personaggi di Berry si presentano al lettore con semplicità, caratteri ben distinti, ognuno con il suo lavoro da portare avanti e la sua vita da migliorare. 

Nel pieno stile americano, seguendo le orme di Steinbeck, uno degli autori che meglio ha raccontato l'arte dello stare al mondo attraverso un'America molto spesso lontana dalla città, troveremo nei desideri e nelle aspirazioni dei personaggi di Berry anche un po' di noi. 

Le pagine di Old Jack accolgono luoghi della memoria, nuovi incontri e vecchie conoscenze.

mercoledì 4 gennaio 2017

Tokyo Transit. Transito e decandenza di Fabrizio Patriarca

Un biglietto acquistato con l'intento di dare una svolta alla nostra vita. Un aereo pronto ad accogliere le persone che siamo e portarle verso il luogo della rinascita. Per Alberto Roi e Thomas Asca la destinazione è Tokyo: città sconfinata, un popolo culturalmente lontano, il luogo nel quale inserire preoccupazioni, aspettative e ambizioni. Lo sfondo di Tokyo Transit di Fabrizio Patriarca (66thand2nd). 



Una città pronta a mostrarsi al lettore in una veste inedita, in cui il "puzzo d'interiore" avvolge il dolore molto forte di coloro che sono in cerca di una luce nuova e di una regola universale che porti felicità.

A Tokyo le inflessioni del cielo ricalcano spesso l'atmosfera delle autopsie.

Tra sesso, droga e ossessioni il rattristarsi al cospetto dell'eternità è raccontato da una terza persona misteriosa. Questa la guida che ci porterà al cospetto del transito incontrollabile della vita, caratterizzato da passaggi veloci in cui vige la regola del tutto e subito. Non c'è spazio per la contemplazione tutta giapponese; il libero sfogo dell'istinto comanda ogni pedina universale.

Poi ricordò che il giorno, questo passivo maniaco della ricorrenza, è lo spettacolo di una stella di mezza età sfinita dalle repliche.

Tokyo Transit non è un romanzo immediato, è un ritorno a una lingua primordiale. Patriarca tesse una rete di parole multiformi e pronte a colpire il lettore con un tono funebre e luttuoso.

venerdì 30 dicembre 2016

Salam è tornata: l'urlo ecologista di Gianluca Serra

Dieci anni di vita passati in Siria sulle orme di un uccello creduto estinto. 
Salam è tornata (Exorma) di Gianluca Serra è il racconto di un biologo, di un'esperienza travagliata e di un territorio difficile nel quale l'ibis eremita sembra aver fatto ritorno dopo gli ultimi avvistamenti datati a una settantina di anni prima.


© Mahmoud S. Abdallah

Dopo poche pagine mi sono chiesto cosa potesse restituirmi questo tipo di storia così lontana dalla mia esperienza, dal mio rapporto con la natura e dalle mie letture. Come avrebbe potuto coinvolgermi il ritrovamento di uccello e l'affannarsi intorno ad esso era inizialmente un mistero.


Serra invece, contro ogni pronostico, è riuscito attraverso la sua forma ibrida a mettermi di fronte un libro sincero e appassionato, una vicenda dai mille volti. Dietro un animale ho scoperto un mondo con la sua bellezza e le sue contraddizioni create dall'uomo.

La Siria di Palmira ci viene restituita attraverso le sue bellezze, i suoi luoghi dall'aria decadente, quella cortesia del popolo siriano, dei suoi beduini, che sa di antico. Tutto sotto una luce pronta a rimandare ad altre profondità in cui ogni animale deve essere conquistato con pazienza e dedizione. Ecco alcuni degli aspetti inediti pronti a mostrarmi un paese del pre-conflitto attraverso pregi e difetti.

lunedì 26 dicembre 2016

Il peso minimo della bellezza di Azzurra de Paola

L'infanzia non può essere una giustificazione per nessun tipo di colpa. Il suo misto di complessità e fragilità pone continui interrogativi sulla forma di chi, così piccolo, può trovarsi tra dolori grandi non in grado di gestire.
In Il peso minimo della bellezza di Azzurra de Paola (LiberAria), come nella vita, c'è da subito l'intervento istantaneo della madre. L'attimo di naturale protezione che può essere una delle prospettive dalle quali analizzare il complesso rapporto tra madre e figlio.



Una madre pronta, guardando il suo bambino, a interrogarsi profondamente per cercare di comprendere quella sensibilità così articolata.
Come ci vedono i bambini? Questo l'interrogativo dal quale nasce questo racconto ancorato alle cinque fasi di elaborazione del lutto di Elisabeth Kübler Ross.
Passando per negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione, il rapporto materno evolve con il passare del tempo, fermandosi però di fronte a momenti di svolta. Gli stessi momenti così intensi da esser ricordati nel tempo per la loro atipicità.

mercoledì 21 dicembre 2016

Fato e Furia: le maschere dei sentimenti di Lauren Groff

Il più delle volte basta uno sguardo, due occhi pronti a riconoscere chi da tempo stavamo cercando, quella persona pronta a completare il nostro io. Molti lo chiamano destino, Lauren Groff invece, in quell'attimo di convinzione predestinata, tesse con grande naturalezza il suo scontro tra Fato e Furia.



Il matrimonio è alla base dell'ultimo romanzo, edito in Italia da Bompiani, di questa scrittrice americana tanto apprezzata da Barack Obama. Il racconto del più puro dei rapporti di coppia pronto a non passare, come ci si aspetterebbe, per il canonico adulterio, in favore di un percorso fatto di rivelazioni spiazzanti.

Lotto e Mathilde possono sembrare i classici personaggi stereotipati: lui imperfetto ma irresistibile, lei rasente alla perfezione, entrambi pronti ad unirsi con passione e spensieratezza. Un amore pieno ma consumato indossando una maschera pronta a nascondere i dolori, come se di fronte al nostro amato non ci sia spazio per nessuna crepa dell'anima. L'amore così bello e consolatorio da non sporcare con nessuna ombra del passato. Baci tra maschere ma non per questo recitati.

lunedì 12 dicembre 2016

L'arte ormai perduta del dolce far niente di Dany Laferrière

Uno stato di quiete apparente, quello del pensatore completamente assorto nelle sue divagazioni. Un'immagine lontana, quasi ottocentesca, quella di chi seduto davanti un panorama ha il coraggio di porsi domande.
Questo il caso, tutto contemporaneo, di Dany Laferrière e de L'arte ormai perduta del dolce far niente (66thand2nd).

Mentre il tempo scorre pagina dopo pagina, mentre fuori dalla finestra il mondo va avanti, nasce la sorpresa per un libro atipico. Né romanzo né narrazione complessa ma una raccolta vera e propria di pensieri.





Ed è così che questo autore di origine haitiana ci condurrà nelle sue riflessioni strettamente legate alle sue esperienze personali. La vita di un uomo cresciuto nella dittatura e il suo viaggiare -fisico e non- verso le mete più diversificate.

Il punto di arrivo come quello di partenza sembrano non esistere, a favore di una serie di linee, le strade del mondo, e del loro rapporto con l'arte del dolce far niente. Proprio dal nulla, di divagazione in divagazione, questo libro mondo riempie il quotidiano di ritmo, comunicazione, movimento, sensi e letteratura.


La letteratura è una finestra da cui prende il volo lo spirito che la nazione tenta invece di tenere rinchiuso.

sabato 26 novembre 2016

Le Otto Montagne di Paolo Cognetti

Un passo dietro l'altro, attento nell'evitare ogni ostacolo, sulle orme di chi ha un posto speciale nella nostra vita. Ne Le Otto Montagne, il primo vero romanzo di Paolo Cognetti (Einaudi), il sentiero inedito tutto da seguire verso un'esperienza sorprendente e inaspettata.


Cognetti ho imparato a conoscerlo negli anni come uno degli autori più validi del nostro panorama, sempre pronto a indagare temi per nulla scontati, muovendosi attraverso le sue passioni: l'America e la montagna. Quest'ultima lo sfondo pronto ad accogliere la storia di amicizia tra Pietro e Bruno, un rapporto costruito negli anni, da più affetti, da più delusioni e da quel senso di difficoltà che solo la vita e lo scorrere del tempo riescono a metterci di fronte.

Una montagna autentica, allo stesso tempo spigolosa e accogliente, pronta a saperci restituire la nostra infanzia, quella dei suoi abitanti, raccontata in un gioco avventuroso che, estate dopo estate, porterà la scoperta del quotidiano.

La crescita viene accompagnata da figure forti capaci, nonostante le troppe cose da fare, le persone a cui badare, di non cadere, mediare alle regole dei sentimenti senza coltivare malinconie.

Nel sentiero di Pietro, in quello dei suoi cari come in quello della montagna, sarà l'oblio a mantenere ogni cosa intatta. Come se la neve con il suo inverno coprisse il nostro maturare con il suo velo candido di purezza, senza che questo possa veramente occultare il nostro futuro.

mercoledì 23 novembre 2016

Aspettando Più Libri Più Liberi 2016 #BlogNotesPL

Dal 7 al 11 Dicembre, nel Palazzo dei Congressi dell'Eur di Roma, andrà in scena la quindicesima edizione di Più Libri Più Liberi. La fiera nazionale della piccola e media editoria che quest'anno, dopo la mia adesione al progetto #BlogNotes, avrò il piacere di raccontarvi giorni per giorno.

Ecco quindi una breve guida agli eventi da non perdere secondo #UnAntidotoControLaSolitudine.



Mercoledì 7


11.00 Inaugurazione con Hanif Kureishi
15.00 Conferenza stampa Tempo di libri

Giovedì 8

12.00 Canale Mussolini
 di Antonio Pennacchi, Graziano Lanzidei, Massimiliano Lanzidei e Mirka Ruggeri (Tunué)
14.00 Lettere agli editori di Louis-Ferdinand Céline (Quodlibet) Intervengono: Martina Cardelli, Nicola Lagioia e Edoardo Camurri 
14.00 Chi ha tempo a cura di Alessandra Urbani (Marcos y Marcos) Intervengono: Paolo Di Paolo, Valeria Della Valle, Lorenzo Pavolini e Giuseppe Patota
16.00 Anatomia di un soldato di Harry Parker (SUR)
17.00 Io in te cerco la vita di Anna Kuliscioff  (
L’Orma editore) Intervengono: Elena Vozzi, Luciana Castellina e Alessandra Di Pietro.
18.00 Zerocalcare incontra Paco Roca (Tunué)
18.00 Con gli occhi aperti - 20 autori per 20 luoghi Con gli occhi aperti (
Exòrma Edizioni) Intervengono: Andrea Cortellessa, Francesco Pecoraro, Filippo Tuena e Alessandro Leogrande.
18.00 La bambola di Kokoschka di Afonso Cruz (LaNuovafrontiera)
19.00 Medusa di Luca Bernardi (Tunué)





Harry Parker, Paco Roca & Alfonso Cruz

lunedì 21 novembre 2016

Io non mi chiamo Miriam: Majgull Axelsson racconta il lato oscuro della Svezia #LeInterviste

Io non mi chiamo Miriam (Iperborea) di Majgull Axelsson ci riporta tra le pagine più nere della storia del Novecento. Il racconto dell'olocausto narrato attraverso i ricordi di Miriam, una rom pronta a nascondere la sua identità pur di trovare il suo spazio nel mondo, aggredisce il lettore attraverso una storia autentica e coinvolgente.



La Axelsson attraverso una scrittura fluviale non permette pause, nessuno stacco necessario per respirare, a favore di un fiume di storie fittizie e non, pronte a raccontare con maggior attenzione la minoranza rom e alcuni aspetti della società svedese del dopoguerra.

Avendo il piacere di poter parlare con l'autrice sono partito proprio da qui, dalla Svezia e da uno dei suoi episodi meno conosciuti, testimonianza del rapporto difficile tra abitanti autoctoni e rom. Episodio dal quale la scrittrice svedese ha deciso di partire per scrivere questo suo ultimo lavoro.

Ancor prima di dedicarti all'Olocausto avevi deciso di raccontare la rivolta di Jönköping del '48. Perché?

È una storia in cui mi sono imbattuta nel 1963, avevo sedici anni e ho sentito una lezione nella quale si parlava di questo argomento. Fu una cosa molto destabilizzante. Jönköping, la città in cui scoppiarono questi tumulti contro la comunità rom, è infatti una delle città più cristiane e religiose di tutta la Svezia. Inoltre mi sorprese sapere che quei fatti si verificarono solo tre anni dopo Auschwitz. Attraverso questa rivolta ho di conseguenza immaginato il passato di Miriam.


Dal giornalismo alla letteratura, questo il tuo percorso che ti ha spinto oggi ad ancorarti a quest'ultima forma. Cosa credi ti permetta di fare la letteratura, nonostante tu possa servirti ancora oggi del metodo del giornalismo?

domenica 13 novembre 2016

Paolo Cognetti: La prossima strada sarà quella che mi porterà ancora più dentro la montagna #LeInterviste

Il ritorno di Paolo Cognetti è stato una festa. Le otto montagne, il suo primo vero romanzo, è stato presentato alla Gogol & Company di Milano in compagnia di Matteo B. Bianchi. Si è discusso dell'amicizia tra uomini, di padri e di figli, di parole non dette e silenzi della natura.

Dopo numerose narrazioni al femminile, Pietro e Bruno saranno gli uomini capaci di condividere insieme esperienze forti. Un flusso nostalgico raccontato in una prima persona il mezzo per il quale emozionare con la semplicità della vita attraverso difficoltà e conquiste.

Ho chiesto a Cognetti di raccontarmi della sua montagna, della sua scrittura e del suo modo di narrare.





Da Il ragazzo selvatico, quaderno di montagna in cui ti racconti in prima persona, a Le otto montagne, quali sono state le difficoltà di questo passaggio?

Mi sono sentito come se con Il ragazzo selvatico avessi raccolto tutto il materiale che mi è servito per questo mio primo romanzo. La conoscenza dei luoghi, il modo di descrivere un bosco, una montagna, compresa la lingua di cui servirmi.
Mi è sembrato solo in seguito quanto grazie a quel quaderno mi fossi dotato dei mezzi per affilare i miei strumenti e che quel libro fosse un lungo impadronirsi della lingua necessaria alla montagna. Ho semplicemente detto a me stesso: adesso la uso per scrivere una storia.

giovedì 10 novembre 2016

Mostri che ridono: l'Africa nera di Denis Johnson

Mi capita spesso di seguire molti autori ancora prima di leggerli, mi informo sulle uscite, vedo i loro nomi tra le liste dei maggiori premi letterari e cerco di inserirli in una sorta di mappa letteraria tutta personale. La maggior parte delle volte riesco a farmi un'idea, il più delle volte esatta, su cosa troverò una volta che avrò modo di affrontarli.
Con Mostri che ridono (Einaudi), l'ultimo romanzo di Denis Johnson, è successo proprio questo e solo dopo pochissime pagine ho capito di avere completamente sbagliato.




Johnson è una delle voci americane più solide dei nostri tempi con alle spalle un National Book Award e un Pulitzer sfiorato per un soffio e mai avrei immaginato di scoprire in questo autore una vena camaleontica.

Mostri che ridono si presenta infatti come una spy-story, un intrigo apparentemente classico mosso da due uomini sullo sfondo di un Africa famelica.
Tra le varie macchinazioni tra Nato e altri enti sotterranei, il lettore non farà nessuna fatica a notare una sorta di sottosuolo pulsante tra la terra arida di questa storia. Una sorta di spaesamento dovuto a una diserzione di genere.

Cos'è la diserzione? La diserzione è una moneta. La giri e dall'altra parte c'è la lealtà.

mercoledì 26 ottobre 2016

Emil Cioran: tra divagazioni e cannibalizzazione

Tra le diverse esperienze di lettura, può capitare di trovarsi davanti un testo anomalo, uno di quelli che per una serie di circostanze non ti sono mai capitati tra le mani. Libri non necessariamente ostici o labirintici ma che si presentano al lettore in una forma inedita. Questo il caso della prima pubblicazione italiana delle Divagazioni di Emil Cioran (Edizioni Lindau). 


Lo dice già il titolo. Divagazioni. Così, di divagazione in divagazione, ho affrontato uno dei più importanti filosofi del Novecento non sapendo assolutamente nulla di filosofia e dell'arte del filosofeggiare, ritrovandomi nel solito ruolo del lettore, questa volta però di fronte a quello che ritenevo essere un pensatore inedito.

Per raccontare Cioran ho deciso di attraversare alcune delle 
sue tempeste di parole - veri e propri scontri tra filosofia, teologia e aforismi- provando a raccontarvi la mia esperienza di lettura ancorandomi a lasciti e legami con la letteratura di genere che non ho potuto ignorare.

È bastato leggere un passaggio come questo-
Ogni punto nello spazio è un crocevia di strade che portano tutte alla morte, così come ogni punto nel tempo è la misura della distanza che ci separa da essa. Qualunque strada si voglia prendere, è lo stesso. I passi, comunque orientati, hanno sempre la stessa direzione. Come mai le ossa dei morti non si sono incendiate in quest’universo che corre sul carro funebre?
-
per veder riaffiorare l’incipit dei miei amati Libri di sangue di Clive Barker. Un must della narrazione breve dell’orrore e il suo incipit che pare la risposta al quesito di Cioran, arrivata dopo quarant'anni attraverso un racconto di genere.

I morti hanno vie di comunicazione.
Percorrono le ignote distese dietro la nostra vita, animate dal traffico interminabile di anime dipartite, nell'infallibile procedere di treni fantasma, di vagoni di sogno. Capita di udire le vibrazioni e il tumulto del loro passaggio nei punti di rottura del mondo, attraverso le crepe aperte da atti di crudeltà, violenza e depravazione. 

Qualche divagazione dopo ecco apparire un secondo erede, l’ennesimo autore legato alla tradizione di questo filosofo rumeno: Thomas Ligotti. Da poco infatti ho affrontato questo autore americano (rivalutato dal grande pubblico grazie a Il Saggiatore) 
e le sue narrazioni filosofiche travestite anche in questo caso da racconto di genere.


Qui l’ennesimo collegamento con Cioran:

lunedì 17 ottobre 2016

Sara Taylor presenta "Tutto il nostro sangue" @ Il Mio Libro

Per organizzare una presentazione la domenica mattina bisogna avere delle ottime motivazioni. Di queste però poco ci importa quando ti trovi nella colorata libreria de Il Mio Libro in attesa di una delle autrici angloamericane più promettenti degli ultimi anni.

Qui tra le canoniche pareti lilla, la giovanissima Sara Taylor ha presentato il suo esordio accompagnata da Nicola Manuppelli e Giulio D'Antona, due dei migliori americanisti presenti nel nostro panorama letterario.


Tutto il nostro sangue è l'ennesima scommessa riuscita di minimum fax, un libro fatto di storie, sopra il quale sarà molto difficile incollare qualsiasi tipo di etichetta. Nel provarci, potremmo tentare di definirlo come romanzo per racconti. 

Un libro sperimentale nato durante il trasferimento dell'autrice dalla Virginia all'Inghilterra che fa del Sud America e delle sue isole lo sfondo di racconti dalle sfumature gotiche, territori dimenticati e cancellati dalle mappe dagli stessi governi a stelle e strisce. Luoghi ambìti da persone socialmente agiate alla ricerca dello stesso isolamento provato dall'autrice e anche da persone povere che nonostante il loro volere da lì non possono scappare.

giovedì 13 ottobre 2016

Bob Dylan: un Nobel sbagliato.

Il premio Nobel alla letteratura 2016, contro ogni pronostico, è stato assegnato al cantautore americano Bob Dylan.



Nella storia del premio diverse sono state le personalità premiate il cui rapporto con la letteratura è stato da sempre oggettivamente ibrido. Si pensi ad esempio al nostro Dario Fo, al suo rapporto con il teatro o alla penultima vincitrice, Svetlana Alexievich e la consecutiva polemica relativa alla dicotomia tra giornalismo e narrativa in cui si identifica la sua produzione.

Quello di Dylan è però un salto a mio avviso troppo grande a partire proprio dalla motivazione data alla vittoria:

"Premio Nobel alla letteratura 2016 per aver creato nuove espressioni poetiche all'interno della grande tradizione della canzone americana".

"La canzone americana". Credo di aver letto questo passaggio una ventina di volte, cercando di non estremizzare questa non concordanza, cercando di accettare la cosa contestualizzando prima l'autore e poi la sua importanza storico-culturale. 
E' anche poi vero che proprio quella canzone incriminata è composta da una componente testuale dal valore profondo, artistico e poetico. Cito su tutti, come rafforzativo, Patti Smith e il suo lavoro.

Potremmo inoltre approfondire i contatti tra le diverse arti: come negare quanto teatro, musica e letteratura nascano dallo stesso nucleo, percorrano binari allo stesso tempo paralleli e capaci di intersecarsi.

Nulla di tutto ciò credo che questa volta possa bastare.

Il valore culturale di Bob Dylan non deve esser messo in discussione, così come la sua opera. Potrebbe addirittura esser giusto premiare la valenza della sua scrittura. Premiarlo in relazione alla canzone americana rende il tutto inaccettabile in relazione allo spirito del premio che dovrebbe essere il più possibile letterario e dovrebbe valorizzare oggi più che mai la figura dello scrittore. Non svuotarla.

Bob Dylan secondo la giuria del premio dovrebbe aver creato una nuova espressione poetica e questo potrei anche accettarlo, dovendo però sottolineare quanta potenza possano perdere i suoi scritti senza la componente strumentale. Quell'espressione che dovrebbe definire questa poetica però un nome lo ha già, si chiama semplicemente musica e non letteratura.