martedì 25 aprile 2017

La stanza profonda di Vanni Santoni

Continua il mio personale Stregathonla maratona di lettura a tema Premio Strega, con La stanza profonda di Vanni Santoni (Laterza).
Il nuovo titolo della collana Solaris è questa volta dedicato al racconto romanzato di una sottocultura ben precisa, quella legata al gioco di ruolo. 

Un tavolo, una una manciata di dadi, un master capace di muovere i fili della narrazione e il mondo diventa cangiante, distorto, il caleidoscopio con cui osservare la realtà attraverso la finzione.



Santoni costruisce il romanzo speculare di Muro di casse, il suo titolo precedente grazie al quale ha raccontato con occhio inedito la cultura del rave, della free tekno, spogliandola di ogni stereotipo e contestualizzandone il ruolo storico-culturale. Anche con La stanza profonda le intenzioni rimangono tali, servendosi quindi della forma del romanzo ibrido per mappare passato, presente e scorgere alcuni aspetti di un futuro nascosto nel semplice lancio di un dado.

La città del futuro è troppo enorme per essere mappata.

La stanza profonda è un luogo privato, intimo, ma al tempo stesso capace di creare e permettere la condivisione dell'atto collettivo. Partendo dall'infanzia per arrivare all'età adulta vedremo sbiadire la consapevolezza dell'esperienza legata al Dungeons & Dragons, il gioco di ruolo dalle influenze fantasy creato in America negli anni '70. 
Sotto i nostri occhi un passato dove c'era tutto, ogni ispirazione, ogni speranza veicolata attraverso una fabula ormai scomparsa e schiacciata dalla realtà. Nessuno sembra più ricordare nonostante le scatole da gioco impolverate, i poster che ancora colorano il nostro immaginario quotidiano e l'eco di una risata tra amici persa nei meandri della nostra memoria.

lunedì 17 aprile 2017

Requiem per un'ombra di Mario Pistacchio e Laura Toffanello

Dopo il grande successo di L'estate del cane bambino, tornano Mario Pistacchio e Laura Toffanello con un nuovo romanzo scritto a quattro mani, edito anche questa volta da 66thand2nd.

Requiem per un'ombra è il libro che non ti aspetti, una sfida coraggiosa di chi avrebbe potuto tranquillamente seguire una formula già attestata, lo schema e la voce della storia precedente capace di muoversi attraverso il passaparola di lettori e librai.

Così non è stato. Ci si trova da subito di fronte grande onestà, la voglia di confrontarsi con un qualcosa di difficile, per certi versi stereotipato, cercando come sempre di mirare al cuore del lettore.






Un'ombra ha sempre bisogno di contatti, informatori, gente a cui chiedere piaceri.

Contatti e soluzioni, queste alcune delle necessità di Sal Puglise, investigatore privato giunto alla fine della sua carriera. Il suo è un percorso di solitudine e melanconia, condiviso con un pappagallo assai brillante, pochi spiccioli in banca e la voglia di svoltare con l'ultimo caso prima di sparire nel nulla. Nessuno noterebbe la sua assenza.

Una storia ibrida, a metà tra l'hard-boiled e le molteplici influenze noir, un terreno difficile ed esplorato quello dell'investigatore tormentato, in Italia tanto diffuso nella sua veste seriale.
Necessario l'elemento diversificato, quell'aspetto fondamentale per portare il lettore fuori da ogni schema, ancorandosi sì alla tradizione di genere, coltivando allo stesso tempo un messaggio personale e d'effetto.

giovedì 13 aprile 2017

Gabriela Mistral: un ritratto poetico.

Gabriela Mistral è una delle figure letterarie più importanti del Sud America, la prima donna latinoamericana ad aver vinto nel '45 il Premio Nobel. Nonostante questo riconoscimento, in Italia, i suoi scritti sono poco tradotti -ipotizzo- per il loro profondo legame alla poesia e alla stessa e non immediata cultura latina.

Qualche mese fa, grazie a Edicola Ediciones, ho avuto modo di leggere il suo Regno animale. Prosa poetica dell'acqua e del vento, una selezione di alcune poesie illustrate pubblicate in Cile da Pehuén Editores. Scritti destinati apparentemente ai più piccoli, filastrocche e componimenti più articolati dai molteplici bivi. Così è nata la voglia di approfondire. 

L'occasione si è presentata alla libreria torinese I Sette Pazzi, luogo in cui durante una serata, grazie agli interventi di Maria Nicola e di Giorgia Esposito, traduttrici di questo ultimo rilancio, la Mistral è diventata protagonista di un racconto appassionato.



"Ho tradotto tanto e quando mi hanno chiesto di tradurre queste piccole prose pensavo di poterlo fare subito, senza nessun tipo di problema, per poi rendermi conto della difficoltà. Nel caso di romanzi e racconti il tessuto del testo aiuta mano mano che vai avanti, tutti i dubbi possono essere chiarificati. Questo non accade nella poesia, soprattutto in questa, presentava infatti anche difficoltà lessicali ostiche per gli stessi madre lingua cileni". 

Una prospettiva inaspettata quella di Maria Nicola, una delle traduttrici storiche di questo tipo di letteratura. Prezioso l'aiuto di Giorgia Esposito, esperta di traduzione poetica con alle spalle una tesi sulla poesia di Roberto Bolaño, prima ancora della recente pubblicazione targata SUR.

Un'autrice morta con la quale non poter costruire nessun tipo di confronto diretto, l'impossibilità di ricostruire uno storico filologico e un problema di polisemia, testi poetici in cui il suono si rivela fondamentale, una traduzione che per quanto possa essere esatta potrebbe suonare malissimo.
Una sfida ostica superata grazie all'aiuto di Youtube e ad alcune letture della Mistral registrate, sa l'internet come. 

lunedì 10 aprile 2017

Le Stelle Ossee di Orazio Labbate

Dopo un acclamato esordio e un bestiario, ho approfittato di Stelle Ossee (LiberAria), il ritorno di Orazio Labbate, per approcciarmi finalmente a questo promettente scrittore sicilano di cui tanto avevo sentito parlare.

Diciassette racconti funerei ai quali mi sono approcciato con molto spaesamento, con la consapevolezza di trovarmi di fronte qualcosa di singolare, dalle molteplici influenze capaci però di rivelare una voce distinta.

In occasione della terza edizione del BookPride ho avuto modo di approfondire con l'autore alcuni aspetti legati ad alcune di queste storie.



Dal tuo esordio ti sei distinto con l'etichetta del Gotico Meridionale. Anche in Stelle Ossee possiamo ritrovare una serie di elementi riconducibili a questo spirito: dal confronto con l'essenza primordiale del mondo meridionale, alla continua ricerca della tradizione. Hai deciso però di ambientare la maggior parte di questi racconti in America. Come mai hai deciso di spostare in parte il tuo focus?

Innanzitutto l'obiettivo di questo libro è quello di cercare di rappresentare il mio macrocosmo nella dimensione di un microcosmo, poiché il racconto è un'isola a sé che esige nella sua brevità un'assunzione di responsabilità. Nella dimensione di un microcosmo, il mio macrocosmo è duale e si compone da quello della critica di fondazione del Gotico Siciliano che io voglio continuare a seguire, al quale si mischia territorialmente e linguisticamente anche quello del Southern Gothic. Ragion per cui voglio arrivare nello stesso libro all'incarnazione di due tipi di tematiche che io affronto nel mio modo di scrivere. I racconti chiaramente oscillano tra l'America e la Sicilia funebre del gotico siciliano ed è come se lì volessi dire che stiamo cercando di andare avanti affinché la lingua ampiamente si dimostri in maniera diversa rispetto a Lo Scuru, il mio romanzo d'esordio, un capitolo a sé ma che spero avrà ampiezza e maggior respiro nel nuovo romanzo di prossima uscita per Tunué con il quale continuerà quest'epica. Stelle Ossee però, essendo un'isola a sé, racchiude sia l'America del Southern Gothic che la Sicilia con la sua lingua muta.

Qual è stata la sfida più grande del confrontarsi con questa lingua funebre?

giovedì 6 aprile 2017

Generations Of Love Extensions di Matteo B. Bianchi

Per un giovane, scoprire la sessualità è sempre un procedimento complesso pieno di dubbi e indecisioni. Scoprirne una apparentemente anormale può essere ancora più difficile. Questo continua a succedere a generazioni di ragazzi che dall'infanzia scoprono di essere attratti dallo stesso sesso e intraprendono un percorso tortuoso per diventare se stessi.
Generations Of Love Extensions di Matteo B. Bianchi (Fandangoè un viaggio alla scoperta della sessualità accompagnato da musica anni '80 e dalla trasparenza di chi ha imparato a mettersi in gioco.




Già edito nel lontano 1999, Generations Of Love torna in questa veste Extensions ampliata da diversi racconti. Un romanzo diventato negli anni il simbolo di una generazione e di chi è riuscito a scorgere la sua storia nel racconto sincero di Matteo.

Una prima persona ci accompagnerà nella sua infanzia, tra le vie di un piccolo paesino della provincia lombarda in cui Matteo scoprirà di essere gay. I primi amori, il periodo universitario, la voglia di indipendenza, il raggiungimento dei primi obiettivi sono solo alcuni degli step da affrontare, una normalità che tutti noi siamo obbligati ad attraversare. Nel farlo ci guiderà un tono tra l'ironico e il tragico, accantonando l'immediatezza, la vita che ci sorride nel quotidiano, a favore delle continue difficoltà e di quelle esperienze formative dalle quali è difficile riprendersi.

venerdì 31 marzo 2017

Charles D'Ambrosio: Ho cominciato a scrivere racconti perché non ero sicuro di poter essere uno scrittore #LeInterviste

In questa primavera torinese animata dal Salone Off 365, sono tanti gli ospiti internazionali che stanno arrivando a Torino ancora prima dell'inizio della trentesima edizione del Salone del Libro. Tra questi, molto atteso l'incontro con Charles D'Ambrosio, maestro della short story americana edito in Italia da minimum fax. In occasione del breve tour dedicato a Perdersi, la sua raccolta di saggi, ho avuto modo di parlare con questo autore disponibile e sorridente, intavolando un discorso meno articolato e sicuramente più spontaneo. Una semplice chiacchierata tra un lettore appassionato e uno dei suoi autori preferiti.




Come mai prediligi la forma del racconto breve e cosa ti permette di fare la short story rispetto alla forma più lunga alla quale non ti sei mai dedicato?

Sai non so di preciso, innanzitutto sto lavorando per la prima volta ad un romanzo, anche se nell'immediato futuro mi auguro ci siamo sempre i miei racconti. Se penso ai racconti che amo di più vedo un'enorme difficoltà, credo infatti sia molto difficile mettere dentro tutto quanto in una spazio che è davvero piccolo, condensare, comprimere e sottintendere molto di più di quanto un piccolo spazio sembra poter contenere. In un romanzo la gente si alza al mattino, si mette le calze e poi le scarpe e tu dici "wow, quante informazioni!". In un racconto tutto questo devi saltarlo e arrivare all'essenziale. Amo questo tipo di difficoltà, è per me una sfida eccitante. Sai, penso di aver cominciato a scrivere racconti perché non ero sicuro di poter essere uno scrittore; volevo vedere se ce l'avrei fatta.

Questo rapporto tra te e il racconto nasce dalla giovane età? Leggevi tanti racconti da piccolo?

Non molti in effetti. Leggevo libri sui giocatori di baseball...

Con Perdersi, ti abbiamo potuto leggere in una forma inedita per noi lettori italiani, quella del saggio. Da narratore, come costruisci una storia seguendo questa modalità rispetto a quella della storia breve?

Sono due modalità che si assomigliano perché in uno spazio limitato devi fare molto e ci deve essere massima densità. Un po' come camminare su un filo sospeso e senti quasi una paralisi, una sensazione che mi piace molto.

In un certo senso in un saggio puoi rendere te stesso il soggetto, un soggetto che pensa a determinate cose e a ciò che pensi senza nessun filtro. Il soggetto del saggio è qualcosa che conta ma non tanto quanto il movimento della mente, il movimento che è il pensiero. Come passi da una cosa all'altra a quella successiva trovo sia il grande mistero della non-fiction.

Ogni tuo libro, per i tuoi lettori affezionati, è sempre un evento. Come mai scrivi così poco?

Ci sto lavorando...sai no, gli impegni di vita, l'insegnamento.

Nelle tue storie ci sono dei punti cruciali nei quali emergono attimi decisivi in cui i tuoi protagonisti prendono il più delle volte decisioni difficili. Come ti rapporti con questi momenti di grande intensità? Da dove arriva questa sensibilità al mondo dei sentimenti?

In effetti è una gran bella domanda perché non so di preciso da dove arriva. Come tutti anche io provo una gamma di sensazioni, ma ciò non significa necessariamente che quelle siano le mie emozioni nel momento in cui scrivo. Solitamente parto dall'immaginare un'emozione e l'abbino a un personaggio che si trova sotto qualche tipo di pressione psicologica, per cui nel processo di scrittura quelle 
emozioni non sono propriamente le mie.

giovedì 23 marzo 2017

Nel Guscio di Ian McEwan

Torna Ian McEwan e ha la voce di un feto onnisciente. Nel Guscio (Einaudi), l'ultimo romanzo dell'autore inglese, è un esperimento di scrittura solido e riuscito sulle orme dell'Amleto di Shakespearein cui il lettore viene immerso in un'esperienza unica e intensa. 




Ed eccomi qui, anche io a testa in giù, seguendo la voce di chi non è ancora nato ma comunque capace di un pensiero proprio. In un buio primordiale ho sentito svilupparsi la vicenda di una madre e del suo amante, del loro piano di uccidere un padre poeta e aspirare alla tragedia. Un disastro dalla duplice natura che si rivela allo stesso tempo ingegnosa e infantile.

Ho provato a raccontare il mio rapporto con Nel guscio allo stesso McEwan, in occasione del piccolo ma affollato tour di presentazione del libro.

Nel Guscio è un romanzo breve, ma capace di racchiudere intensità in ogni sua riga. Protagonista è la lingua quasi arcaica del feto, pronta a raccontarmi ogni suggestione, ogni supposizione ricavata da un'esperienza incompleta, limitata. Sarà il dolore l'elemento generatore di coscienza, solo attraverso l'atto di tragedia privato ho potuto immedesimarmi nella bellezza di questa poesia mortale.

domenica 19 marzo 2017

Martin il romanziere e altre storie fantastiche di Marcel Aymé

Sono un lettore da sempre legato alla forma breve e grazie alla mia passione per il racconto sto selezionando negli anni gli autori più meritevoli dalle caratteristiche più disparate. Tra le ultime scoperte è per me doveroso segnalare Marcel Aymé, autore francese poco conosciuto in Italia, pubblicato da L’Orma Editore nella sua collana Kreuzville Aleph il cui obiettivo è quello di recuperare autori legati alla cultura moderna, con maggiore attenzione alla letteratura francese e tedesca, per poter ricostruire il paesaggio del nostro passato. Proprio qui, nel passato, tra gli anni '30 ai '50 del Novecento si collocano i racconti che compongono Martin il romanziere e altre storie fantastiche.



Aymé fu amico di scrittori del calibro di Céline e fu stimato -tra i tanti- da Simenon e Queneau. Un biglietto da visita sicuramente stimolante. Così mi sono trovato a interrogarmi su questo personaggio, ho pensato che per conquistarsi tali apprezzamenti, avrei sicuramente dovuto trovare quel qualcosa in più, quell'elemento capace di distinguerlo dall'ordinario.


La carta del tempo, il primo racconto di questa selezione scritto durante il secondo conflitto mondiale, mi ha da subito chiarito con chi mi stessi confrontando. Ho letto il lavoro di un uomo pronto a filtrare la realtà attraverso il fantastico, di indagarla con uno sguardo distorto, velatamente critico, ma al tempo stesso veritiero. 
Le origini di questi intenti vanno sicuramente cercati in Zola e Balzac, nella tradizione letteraria del secolo precedente e nella commedia socio-umana con il suo misto tra realismo e spietatezza.
Marcel Aymé però si allontana dai padri e, servendosi del fantastico, fa delle idee brillanti il suo segno distintivo.

giovedì 16 marzo 2017

Gli Undici Treni di Paolo Nori tra ironia e parola.

Il Tristobar non è il luogo migliore nel quale incontrarsi, un ambiente alquanto bizzarro in cui due uomini e diverse vicende dalle innumerevoli direzioni si intrecciano. Stracciari e Baistrocchi, i protagonisti di questa storia, proprio qui uniscono le loro strade, avvicinandosi e allontanandosi, seguendo gli Undici Treni di Paolo Nori (marcos y marcos).




Per definire l'ultimo libro dell'autore emiliano potrebbe essere per me facile parlare di un romanzo divertente, scanzonato, dai toni leggeri. Una lettura di intrattenimento piena di avvenimenti godibili. Nulla di più sbagliato.

Questo l'ho capito quando ho pensato alla commedia all'italiana, un filone che ha storicamente interessato il cinema nostrano, sfociando, con qualche sporadica eccezione, nella nostra letteratura. Oggi questa peculiarità, la vena ironica dal retrogusto amaro che tanto piace a noi lettori, si palesa soprattutto nei vari gialli dei numerosi commissari. Della tradizione di una letteratura più ironica invece, rimane forse, uno sporadico Stefano Benni. In tutto questo non avevo ancora scoperto l'intelligenza di Paolo Nori.

Questi undici treni sono macchinati da personaggi non nuovi ai lettori più appassionati poiché questo par essere uno dei tanti tasselli che compone l'universo noriano. Un macrocosmo da affrontare come sfida e al tempo stesso come gioco. 


(...) io non ho una testa, ho una casa di tolleranza.

domenica 12 marzo 2017

Corso di scrittura creativa: la mia esperienza

Questa storia inizia dalla voglia di mettere in discussione lo stereotipo legato ai corsi di scrittura. 

Come tutti, almeno una volta, mi sono interrogato sul tema della scrittura e sulla capacità di utilizzare quest'ultima nel quotidiano come nell'atto della creazione narrativa e non. Tra i molteplici aspetti, mi sono sempre chiesto se si trattasse di una disciplina che potesse essere insegnata o se, come nella più romantica delle tradizioni, fosse una predisposizione naturale di ogni futuro scrittore.




Mentre il dibattito rimane ancora irrisolto, in Italia come in America, le scuole di scrittura continuano a diffondersi in maniera esponenziale rendendo questo un fenomeno da interrogare.

Necessario precisare come questo dubbio nasca da un semplice lettore senza nessun tipo di aspirazione letteraria, pronto però a rapportarsi (non sempre in maniera riuscita) con questo spazio dedicato al racconto delle sue letture.

Spinto dalla curiosità ho deciso quindi di accettare l'invito di Zandegù, una realtà torinese dalla doppia anima. Da una parte il ruolo di editore digitale con una grande affinità alla manualistica, dall'altra un luogo di corsi dedicati a qualsiasi aspetto della parola.

Così mi sono trovato nella Zandecasa, un ambiente caloroso, familiare, accompagnato da una classe al completo e Giulio D'Antona, l'insegnante scelto per la giornata dedicata a "tutto quello che non è nonfiction".
Sono bastate poche ore di lezione per ritrovarsi di fronte ad alcuni aspetti spiazzanti e arrivare a credere che:

giovedì 2 marzo 2017

La cosa giusta di Michele Cocchi

Quando la nostra vita si complica, quando ogni singola azione porta a conseguenze irreparabili, prendere la decisione giusta non è mai semplice. La cosa giusta di Michele Cocchi (Edizioni Effigisi interroga proprio su questo, su quel senso di smarrimento che condiziona il quotidiano e ci spinge verso un punto di non ritorno.


Diversi sono anche i punti vista attraverso cui il lettore verrà immerso in un bosco di indecisione, nella montagna della riscoperta che sembra essere negli ultimi anni, all'interno della letteratura italiana contemporanea, l'alternativa più immediata, la via di fuga verso un futuro migliore.
La voce di un padre e quella di Gabriele, un figlio smarrito, si incontrano in una tragedia sanguinosa per poi separarsi, ognuno per la sua strada in cerca di risposte.

Gabriele è un ragazzo solo di fronte ai suoi dolori, così come ogni singolo personaggio di questo romanzo, come se si volesse sottolineare l'esistenza di una solitudine primordiale assegnata a ogni singola persona con la quale confrontarsi. Di fronte questa solitudine privata emergono solo due dati oggettivi: l'immobilità e l'illusione di potercela fare da soli.

-Se mi raccontassi come stanno le cose io potrei aiutarti.
-Lo so,- disse.
-Allora perché non lo fai?
Gabriele sollevò le spalle. -Non credo sia la cosa giusta.
-Forse dovresti far decidere agli altri cosa è giusto e cosa non lo è.

mercoledì 1 marzo 2017

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman è il primo titolo di Edizioni Black Coffee. Una nuova realtà nata con l'intento di pubblicare una letteratura non rassicurante, giovani voci americane capaci di lasciare il lettore disorientato all'interno di vere e proprie esperienze di lettura. Questi i propositi da mantenere.




Immaginate di svegliarvi la mattina e di non riconoscervi più, fissare lo specchio e scorgere in quel riflesso una sconosciuta. La voce narrante de Il corpo che vuoi si trova proprio in questa situazione di mancata accettazione, di definizione di sé stessa. Immaginate anche B., la coinquilina simbiotica e invadente che non vorremo mai avere e C., un fidanzato felice di passare metà della sua esistenza davanti alla televisione.

Quello della Kleeman è un triangolo dai lati ben definiti in cui verremo scaraventati. Così attraverso le indecisioni di A., la voce narrante di cui potremo solo ipotizzare il nome, inizierà il nostro confronto con il gioco della vita.

La vita esercita su di te una specie di pressione, ti fa fare una cosa come la faresti di solito, ti spinge a comportanti da te.

A. non vuole essere come B. 
B. aspira a diventare A.
A. trova rassicurazione nella distorsione di C.
B. invidia il rapporto con C.
A. e B. dipendono sempre di più una dall'altra.

Non è stato facile assistere alla definizione di questa geometria dei sentimenti, in cui ogni decisione della nostra vita segue regole ben precise e viene influenzata dal dualismo tra corpo e mente. Come se non bastasse, attraverso un lungo e doloroso lavoro di decostruzione del nostro io, ho visto dei fantasmi scomparire.

mercoledì 22 febbraio 2017

Sandro Campani: Il luogo per me è un personaggio.Ogni luogo ha uno spirito. #LeInterviste

Il giro del miele di Sandro Campani (edito Einaudi) è una delle proposte più interessanti di questo inizio 2017. L'ennesimo libro di qualità della narrativa italiana degli ultimi anni che ho voluto approfondire ulteriormente trattando diversi aspetti di questa storia di omissioni e riscoperte.


© Pietro Campani

Il giro del miele si serve di una scrittura densa, pensata. Ogni frase nasconde silenzi pronti a trasmettere emozioni forti. Come hai lavorato alla scrittura di questo ultimo romanzo e quali sono state le difficoltà maggiori?

La prima stesura del romanzo era in terza persona: uno sguardo molto pulito, lineare, quasi “da bambino”, come disse Giulio Mozzi leggendola, sulla storia d’amore fra Davide e Silvia. Tutti gli altri personaggi erano già presenti, e avevano le loro ubbie, la loro vita, le loro vicende. Ma assistevano dal di fuori, richiamati quando occorreva. Era un dramma minimale sulla degenerazione di un amore, con un coro di familiari e compaesani a fare da contorno. Poi Giulio, partendo da una considerazione sulla lingua, mi disse: “Chi racconta questa storia?” Ci ho pensato su e ho capito che la storia doveva raccontarla Giampiero. Il resto (la cornice teatrale, l’emergere in superficie come scena principale del duello fra Giampiero e Davide, il loro dialogo fatto di aggressioni inconsulte e repentine timidezze, le loro voci), è venuto da sè. La centralità assegnata al non detto è dovuta sia al carattere di Davide, alla sua inadeguatezza scontrosa, sia alla mia necessità di restare in una stanza con loro due per 250 pagine: ogni piccolo gesto, ogni silenzio ha assunto un’importanza scenica impossibile da ignorare. Dovevo soppesare tutto.

I tuoi personaggi sono uomini e donne dalle psicologie profonde. Mi chiedevo se lavorare in questa direzione, verso la definizione di caratteri così definiti, fosse stata l'intenzione primordiale di questo tuo percorso o se sia stato un processo naturale e spontaneo.

Nel passaggio dalla terza alla prima persona a cui ho appena accennato, era implicito questo risultato: mi sono accorto che, raccontando dal di dentro, i personaggi prendevano la parola – tante volte ho recitato ad alta voce quello che si stavano dicendo, arrabbiati, delusi o inteneriti: non voglio farne una scenetta pittoresca, l’autore che piange o s’arrabbia da solo mentre registra un messaggio vocale; è andata così. I personaggi hanno preso prepotentemente la parola, e io li ho assecondati. Credo, per la prima volta, di aver trovato un equilibrio fra una storia di luoghi, di ambienti, e una storia di personaggi.

Proprio il non detto, risulta essere una delle chiavi di lettura di questi rapporti così delicati. Come è possibile non lasciar sfuggire tutto quello che amiamo, i nostri affetti, i nostri sentimenti, il nostro mondo mantenendo un atteggiamento così privato?

È esattamente il problema di Davide, ed era stato il problema di suo padre: il disprezzo atavico e vergognoso che un uomo educato a lavorare senza tante chiacchiere porta verso chi si parla e si piange troppo addosso. I sentimenti sono una cosa da non esprimere, da sopprimere quasi – andare dallo psicologo, dice Davide a un certo punto, “è una cosa, per come siamo cresciuti su di qua, a cui si guarda come a una cretineria, una roba da femmine viziate o da malati immaginari”. Questo finisce per diventare una barriera difficile da rompere: Silvia le cose le sa, le vorrebbe dire, le vorrebbe affrontare parlando, ma non può resistere per sempre caricandosi sulle spalle tutto il peso.

lunedì 20 febbraio 2017

Uomini e Topo. Il Topolino di Tito Faraci

Questa è la storia di numerose vite e di un topo. Una moltitudine quasi centenaria composta da tantissime avventure, cinema e fumetto. Tra questi uomini c'è chi, nonostante con quel topo ci sia cresciuto, ha perso con lui ogni contatto e chi per passione ha deciso di dedicargli una parte della sua vita.
Tito Faraci ad esempio, uno degli sceneggiatori ormai canonici di Topolino che con Mickey. Uomini e Topo (add editore) ha deciso di raccontare l'ennesima storia dalle orecchie tonde, questa volta attraverso una forma ibrida, un incendio.




Topolino pare essere da subito una presenza ingombrante, Faraci non fa fatica a nasconderlo. Un'immagine cangiante con la quale confrontarsi giorno per giorno tra tradizione e modernità, sempre alla ricerca di una nuova e rocambolesca vicenda da afferrare.
Gli eroi hanno però bisogno di cadere. A noi autori che li amiamo (più ancora di quanto li amino i lettori), tocca il compito di buttarli giù.

Grazie a questo confronto tra uomo e topo, il primo riuscirà a fare i conti con un'urgenza sentita di riscoprirsi e farsi scoprire, mentre il secondo potrà addirittura uscire dalla pagina, diventando reale.

Faraci mi ha restituito un racconto onesto nel quale mostrarsi senza paura, accettando i fallimenti e sottolineando i successi di questo rapporto di amicizia fraterna. Si gioca con la finzione in maniera riuscita e così, senza nessun tipo di esitazione, ecco la possibilità di stringere un rapporto di reciproco rispetto con un topo immaginario diventare un'operazione accettabile.

domenica 12 febbraio 2017

Le nostre anime di notte: l'ultimo regalo di Kent Haruf

Il tempo corre, lascia nel baratro del passato ogni esperienza, ogni frammento di vita felice o doloroso che sia. E così, quando cala la notte, rimaniamo soli nel buio con l'intento di fare valutazioni. Isolati di fronte a un tempo che Kent Haruf deve aver conosciuto bene, quando la sua malattia fece in modo di accelerarlo ancora di più, quando nonostante la sofferenza riuscì ad ultimare Le nostre anime di notte (NNE), l'ultimo romanzo consegnato al suo editore prima di essere avvolto dalla memoria dei suoi lettori.



Dopo la Trilogia della Pianura ecco aggiungersi l'ennesima vicenda ambientata a Holt, cittadina immaginaria del Colorado nella quale abitano anche Addie e Louis, i due vedovi protagonisti di questa storia, pronti a condividere in un letto le rispettive solitudini.

Non parlo di sesso.

Me lo stavo chiedendo.
No, non intendo quello. (...) Sto parlando di attraversare la notte insieme.

Nulla di più semplice di due mani strette sotto una coperta per proteggersi dai dolori passati.

lunedì 6 febbraio 2017

Il giro del miele di Sandro Campani

Due uomini seduti a un tavolo si confrontano sulle loro vite sorseggiando bicchieri di grappa, diluendo il ricordo tra gioie e dolori. Fuori il vento spazza via il tempo e mentre le imposte ci riparano dalle insidie, le ombre del focolare si muovono sui muri, la storia di due famiglie prende forma.  È il Il giro del miele di Sandro Campani (Einaudi).  


Ecco come basta un po' di febbre per confondere le bestie con la gente.





Davide ha gli occhi pieni del suo fallimento: una felicità non più realizzabile, un amore ormai perduto. Decide quindi di liberarsi di un peso non più sostenibile per provare a sentirsi finalmente in pace con se stesso.
Gianpiero è il suo capro espiatorio, pronto ad ascoltare la sua confessione notturna, con un misto di paura e fascinazione, che nelle parole di quel ragazzo che ha visto crescere piano piano inizierà anche a specchiarsi.

A far da sfondo c'è una notte sempre più scura, il vento che continua a soffiare, una lince nascosta e il ronzio delle api. 

La lince si muove in silenzio, da qualche parte, qui fuori. Se custodisce un segreto, dovremmo offrirle in cambio qualcosa, affinché ce lo riveli.


Campani con parole piene, come se ognuna fosse indispensabile alla costruzione di un pezzo di vita, riesce a portare il lettore dentro a vicende apparentemente distanti, attraverso un'esperienza di lettura intensa e avvolgente. 

mercoledì 1 febbraio 2017

La strada del Donbas di Serhij Żadan

La letteratura ucraina, escluso forse Gogol', è uno dei luoghi più inesplorati dalla maggior parte dei lettori italiani ai quali mi sento di aggregarmi. Mi ha aiutato a colmare questa lacuna Voland, editore romano storicamente legato alle voci dell'Est Europa. Tra queste voci figura Serhij Żadan, uno degli scrittori ucraini contemporanei più tradotti al mondo.



La strada del Donbas è un percorso che dalla città ci porta in una provincia piena di terra e colori opachi in cui Herman, il protagonista di questo ritorno alle origini, sarà costretto a recarsi dopo una telefonata del fratello scomparso.

Un viaggio 
attraverso la storia e la contemporaneità, un paese difficile dove mancano la gioia della conoscenza e quella del ritorno.

Un ritorno forzato, seguendo la voce di un familiare, ritrovando chi ci ha sempre accompagnato, nonostante il tempo e la distanza, per affrontare le difficoltà del presente di un luogo statico e corrotto da una politica oligarchica in cui il potere è incatenato da pochi, e non di certo dallo Stato.

Tutto si deciderà quando accanto a te ci staranno i tuoi fratelli d'arme. Ma dove sono, questi fratelli, e chi sono? Ero nelle tenebre, sentivo il respiro inquieto e il battito ardente dei loro cuori decisi. (...) Forse era proprio quello il momento di decidere se restare o andarsene. Io invece dormivo e me lo lasciai sfuggire.

mercoledì 25 gennaio 2017

Regno Animale: il bestiario poetico di Gabriela Mistral

Gabriela Mistral è stata la prima donna latinoamericana ad aver vinto il Premio Nobel alla letteratura nel 1945. Nonostante una parentesi tutta italiana, in cui la poetessa cilena ebbe modo di vivere a Napoli e di consolidare la sua passione per la prosa di Gabriele D'Annunzio, le traduzioni delle sue opere nel nostro paese sono quasi del tutto inesistenti. 
Edicola Ediciones ha finalmente messo fino a questa grave mancanza pubblicando il Regno Animale.



Regno Animale, prosa poetica dell'acqua e del vento. Così recita la copertina di questo volume illustrato. Animali, natura e poesia si intersecano in un racconto colorato dai diversi livelli di lettura.

Il coccodrillo, la foca e il rospo sono i portatori di uno sguardo diretto sul mondo, l'immersione tra le acque crea il mistero pronto a scomparire e a tramutarsi, nel momento dell'emersione, in un nuovo sentimento. L'animale acquatico e l'uomo risultano essere le due entità pronte a relazionarsi sullo stesso livello, a conoscersi e confrontarsi da pari.

Così non è per il cielo e per gli uccelli, da quelli solitari come l'aquila o la cicogna, a quelli dello stormo, del gruppo. La moltitudine di sentimenti che guardano l'uomo dall'alto, sovrapponendosi ad esso, in un viaggio fatto di percorsi multiformi.

-Però da che parte vanno?
-Si sono persi e non lo sanno?

-Ma che pensiero balzano,
non si perde il pellicano!
Noi si, che ci perdiamo (...)

domenica 15 gennaio 2017

L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen

La risacca, uno scroscio dopo l'altro, accoglie il moto circolare delle onde. La schiuma bianca cancella ogni segno dalla sabbia in una sfida nella quale il tempo non si stanca mai di giocare. In L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen (gran víasono i muri a contenere il gioco, le onde e i loro movimenti.
Mare che allo stesso tempo cancella, libera e imprigiona.



Un penitenziario costruito su una spiaggia, mura indefinite a costeggiarlo, all'interno uomini dal passato oscuro, di fronte una distesa d'acqua cangiante. Questo lo scenario di Marcelo Cohen, autore argentino classe '51, capace di strappare gli apprezzamenti di un certo Ricardo Piglia.

In un paese che ambisce a essere una nazione, in cui gli uomini cadono come pioggia di polline o pietre, ha inizio la resistenza dell'uomo alle dinamiche di una reclusione anomala. Nel mentre il mare continua a brillare.

giovedì 12 gennaio 2017

La memoria di Old Jack. Storia della vita di Jack e della comunità di Port William

Nella storia della letteratura ci sono due tipi di scrittori: i creatori di universi e i creatori di mondi. I primi hanno la capacità di creare veri e propri universi narrativi compenetranti dentro i quali inserire le proprie storie, mentre i secondi, tessono con dedizione e minuzia i loro mondi, i loro giardini, le loro case. Tra questi ultimi non posso non citare Wendell Berry, la sua Port William, la città immaginaria al centro del suo mondo fittizio.

La memoria di Old Jack , l'ultimo romanzo dell'autore americano edito in Italia da Lindau, mi ha permesso di capire meglio questo mondo rurale attraverso chi quei luoghi li abita.



Questa volta sarà la memoria del vecchio Jack a ricordare e connettere tutti i volti di chi Port William la vive e l'ha sempre vissuta. Dal passato al presente i personaggi di Berry si presentano al lettore con semplicità, caratteri ben distinti, ognuno con il suo lavoro da portare avanti e la sua vita da migliorare. 

Nel pieno stile americano, seguendo le orme di Steinbeck, uno degli autori che meglio ha raccontato l'arte dello stare al mondo attraverso un'America molto spesso lontana dalla città, troveremo nei desideri e nelle aspirazioni dei personaggi di Berry anche un po' di noi. 

Le pagine di Old Jack accolgono luoghi della memoria, nuovi incontri e vecchie conoscenze.