domenica 15 gennaio 2017

L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen

La risacca, uno scroscio dopo l'altro, accoglie il moto circolare delle onde. La schiuma bianca cancella ogni segno dalla sabbia in una sfida nella quale il tempo non si stanca mai di giocare. In L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen (gran víasono i muri a contenere il gioco, le onde e i loro movimenti.
Mare che allo stesso tempo cancella, libera e imprigiona.



Un penitenziario costruito su una spiaggia, mura indefinite a costeggiarlo, all'interno uomini dal passato oscuro, di fronte una distesa d'acqua cangiante. Questo lo scenario di Marcelo Cohen, autore argentino classe '51, capace di strappare gli apprezzamenti di un certo Ricardo Piglia.

In un paese che ambisce a essere una nazione, in cui gli uomini cadono come pioggia di polline o pietre, ha inizio la resistenza dell'uomo alle dinamiche di una reclusione anomala. Nel mentre il mare continua a brillare.

giovedì 12 gennaio 2017

La memoria di Old Jack. Storia della vita di Jack e della comunità di Port William

Nella storia della letteratura ci sono due tipi di scrittori: i creatori di universi e i creatori di mondi. I primi hanno la capacità di creare veri e propri universi narrativi compenetranti dentro i quali inserire le proprie storie, mentre i secondi, tessono con dedizione e minuzia i loro mondi, i loro giardini, le loro case. Tra questi ultimi non posso non citare Wendell Berry, la sua Port William, la città immaginaria al centro del suo mondo fittizio.

La memoria di Old Jack , l'ultimo romanzo dell'autore americano edito in Italia da Lindau, mi ha permesso di capire meglio questo mondo rurale attraverso chi quei luoghi li abita.



Questa volta sarà la memoria del vecchio Jack a ricordare e connettere tutti i volti di chi Port William la vive e l'ha sempre vissuta. Dal passato al presente i personaggi di Berry si presentano al lettore con semplicità, caratteri ben distinti, ognuno con il suo lavoro da portare avanti e la sua vita da migliorare. 

Nel pieno stile americano, seguendo le orme di Steinbeck, uno degli autori che meglio ha raccontato l'arte dello stare al mondo attraverso un'America molto spesso lontana dalla città, troveremo nei desideri e nelle aspirazioni dei personaggi di Berry anche un po' di noi. 

Le pagine di Old Jack accolgono luoghi della memoria, nuovi incontri e vecchie conoscenze.

mercoledì 4 gennaio 2017

Tokyo Transit. Transito e decandenza di Fabrizio Patriarca

Un biglietto acquistato con l'intento di dare una svolta alla nostra vita. Un aereo pronto ad accogliere le persone che siamo e portarle verso il luogo della rinascita. Per Alberto Roi e Thomas Asca la destinazione è Tokyo: città sconfinata, un popolo culturalmente lontano, il luogo nel quale inserire preoccupazioni, aspettative e ambizioni. Lo sfondo di Tokyo Transit di Fabrizio Patriarca (66thand2nd). 



Una città pronta a mostrarsi al lettore in una veste inedita, in cui il "puzzo d'interiore" avvolge il dolore molto forte di coloro che sono in cerca di una luce nuova e di una regola universale che porti felicità.

A Tokyo le inflessioni del cielo ricalcano spesso l'atmosfera delle autopsie.

Tra sesso, droga e ossessioni il rattristarsi al cospetto dell'eternità è raccontato da una terza persona misteriosa. Questa la guida che ci porterà al cospetto del transito incontrollabile della vita, caratterizzato da passaggi veloci in cui vige la regola del tutto e subito. Non c'è spazio per la contemplazione tutta giapponese; il libero sfogo dell'istinto comanda ogni pedina universale.

Poi ricordò che il giorno, questo passivo maniaco della ricorrenza, è lo spettacolo di una stella di mezza età sfinita dalle repliche.

Tokyo Transit non è un romanzo immediato, è un ritorno a una lingua primordiale. Patriarca tesse una rete di parole multiformi e pronte a colpire il lettore con un tono funebre e luttuoso.

venerdì 30 dicembre 2016

Salam è tornata: l'urlo ecologista di Gianluca Serra

Dieci anni di vita passati in Siria sulle orme di un uccello creduto estinto. 
Salam è tornata (Exorma) di Gianluca Serra è il racconto di un biologo, di un'esperienza travagliata e di un territorio difficile nel quale l'ibis eremita sembra aver fatto ritorno dopo gli ultimi avvistamenti datati a una settantina di anni prima.


Mahmoud S. Abdallah

Dopo poche pagine mi sono chiesto cosa potesse restituirmi questo tipo di storia così lontana dalla mia esperienza, dal mio rapporto con la natura e dalle mie letture. Come avrebbe potuto coinvolgermi il ritrovamento di uccello e l'affannarsi intorno ad esso era inizialmente un mistero.


Serra invece, contro ogni pronostico, è riuscito attraverso la sua forma ibrida a mettermi di fronte un libro sincero e appassionato, una vicenda dai mille volti. Dietro un animale ho scoperto un mondo con la sua bellezza e le sue contraddizioni create dall'uomo.

La Siria di Palmira ci viene restituita attraverso le sue bellezze, i suoi luoghi dall'aria decadente, quella cortesia del popolo siriano, dei suoi beduini, che sa di antico. Tutto sotto una luce pronta a rimandare ad altre profondità in cui ogni animale deve essere conquistato con pazienza e dedizione. Ecco alcuni degli aspetti inediti pronti a mostrarmi un paese del pre-conflitto attraverso pregi e difetti.

lunedì 26 dicembre 2016

Il peso minimo della bellezza di Azzurra de Paola

L'infanzia non può essere una giustificazione per nessun tipo di colpa. Il suo misto di complessità e fragilità pone continui interrogativi sulla forma di chi, così piccolo, può trovarsi tra dolori grandi non in grado di gestire.
In Il peso minimo della bellezza di Azzurra de Paola (LiberAria), come nella vita, c'è da subito l'intervento istantaneo della madre. L'attimo di naturale protezione che può essere una delle prospettive dalle quali analizzare il complesso rapporto tra madre e figlio.



Una madre pronta, guardando il suo bambino, a interrogarsi profondamente per cercare di comprendere quella sensibilità così articolata.
Come ci vedono i bambini? Questo l'interrogativo dal quale nasce questo racconto ancorato alle cinque fasi di elaborazione del lutto di Elisabeth Kübler Ross.
Passando per negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione, il rapporto materno evolve con il passare del tempo, fermandosi però di fronte a momenti di svolta. Gli stessi momenti così intensi da esser ricordati nel tempo per la loro atipicità.

mercoledì 21 dicembre 2016

Fato e Furia: le maschere dei sentimenti di Lauren Groff

Il più delle volte basta uno sguardo, due occhi pronti a riconoscere chi da tempo stavamo cercando, quella persona pronta a completare il nostro io. Molti lo chiamano destino, Lauren Groff invece, in quell'attimo di convinzione predestinata, tesse con grande naturalezza il suo scontro tra Fato e Furia.



Il matrimonio è alla base dell'ultimo romanzo, edito in Italia da Bompiani, di questa scrittrice americana tanto apprezzata da Barack Obama. Il racconto del più puro dei rapporti di coppia pronto a non passare, come ci si aspetterebbe, per il canonico adulterio, in favore di un percorso fatto di rivelazioni spiazzanti.

Lotto e Mathilde possono sembrare i classici personaggi stereotipati: lui imperfetto ma irresistibile, lei rasente alla perfezione, entrambi pronti ad unirsi con passione e spensieratezza. Un amore pieno ma consumato indossando una maschera pronta a nascondere i dolori, come se di fronte al nostro amato non ci sia spazio per nessuna crepa dell'anima. L'amore così bello e consolatorio da non sporcare con nessuna ombra del passato. Baci tra maschere ma non per questo recitati.

lunedì 12 dicembre 2016

L'arte ormai perduta del dolce far niente di Dany Laferrière

Uno stato di quiete apparente, quello del pensatore completamente assorto nelle sue divagazioni. Un'immagine lontana, quasi ottocentesca, quella di chi seduto davanti un panorama ha il coraggio di porsi domande.
Questo il caso, tutto contemporaneo, di Dany Laferrière e de L'arte ormai perduta del dolce far niente (66thand2nd).

Mentre il tempo scorre pagina dopo pagina, mentre fuori dalla finestra il mondo va avanti, nasce la sorpresa per un libro atipico. Né romanzo né narrazione complessa ma una raccolta vera e propria di pensieri.





Ed è così che questo autore di origine haitiana ci condurrà nelle sue riflessioni strettamente legate alle sue esperienze personali. La vita di un uomo cresciuto nella dittatura e il suo viaggiare -fisico e non- verso le mete più diversificate.

Il punto di arrivo come quello di partenza sembrano non esistere, a favore di una serie di linee, le strade del mondo, e del loro rapporto con l'arte del dolce far niente. Proprio dal nulla, di divagazione in divagazione, questo libro mondo riempie il quotidiano di ritmo, comunicazione, movimento, sensi e letteratura.


La letteratura è una finestra da cui prende il volo lo spirito che la nazione tenta invece di tenere rinchiuso.

sabato 26 novembre 2016

Le Otto Montagne di Paolo Cognetti

Un passo dietro l'altro, attento nell'evitare ogni ostacolo, sulle orme di chi ha un posto speciale nella nostra vita. Ne Le Otto Montagne, il primo vero romanzo di Paolo Cognetti (Einaudi), il sentiero inedito tutto da seguire verso un'esperienza sorprendente e inaspettata.


Cognetti ho imparato a conoscerlo negli anni come uno degli autori più validi del nostro panorama, sempre pronto a indagare temi per nulla scontati, muovendosi attraverso le sue passioni: l'America e la montagna. Quest'ultima lo sfondo pronto ad accogliere la storia di amicizia tra Pietro e Bruno, un rapporto costruito negli anni, da più affetti, da più delusioni e da quel senso di difficoltà che solo la vita e lo scorrere del tempo riescono a metterci di fronte.

Una montagna autentica, allo stesso tempo spigolosa e accogliente, pronta a saperci restituire la nostra infanzia, quella dei suoi abitanti, raccontata in un gioco avventuroso che, estate dopo estate, porterà la scoperta del quotidiano.

La crescita viene accompagnata da figure forti capaci, nonostante le troppe cose da fare, le persone a cui badare, di non cadere, mediare alle regole dei sentimenti senza coltivare malinconie.

Nel sentiero di Pietro, in quello dei suoi cari come in quello della montagna, sarà l'oblio a mantenere ogni cosa intatta. Come se la neve con il suo inverno coprisse il nostro maturare con il suo velo candido di purezza, senza che questo possa veramente occultare il nostro futuro.

mercoledì 23 novembre 2016

Aspettando Più Libri Più Liberi 2016 #BlogNotesPL

Dal 7 al 11 Dicembre, nel Palazzo dei Congressi dell'Eur di Roma, andrà in scena la quindicesima edizione di Più Libri Più Liberi. La fiera nazionale della piccola e media editoria che quest'anno, dopo la mia adesione al progetto #BlogNotes, avrò il piacere di raccontarvi giorni per giorno.

Ecco quindi una breve guida agli eventi da non perdere secondo #UnAntidotoControLaSolitudine.



Mercoledì 7


11.00 Inaugurazione con Hanif Kureishi
15.00 Conferenza stampa Tempo di libri

Giovedì 8

12.00 Canale Mussolini
 di Antonio Pennacchi, Graziano Lanzidei, Massimiliano Lanzidei e Mirka Ruggeri (Tunué)
14.00 Lettere agli editori di Louis-Ferdinand Céline (Quodlibet) Intervengono: Martina Cardelli, Nicola Lagioia e Edoardo Camurri 
14.00 Chi ha tempo a cura di Alessandra Urbani (Marcos y Marcos) Intervengono: Paolo Di Paolo, Valeria Della Valle, Lorenzo Pavolini e Giuseppe Patota
16.00 Anatomia di un soldato di Harry Parker (SUR)
17.00 Io in te cerco la vita di Anna Kuliscioff  (
L’Orma editore) Intervengono: Elena Vozzi, Luciana Castellina e Alessandra Di Pietro.
18.00 Zerocalcare incontra Paco Roca (Tunué)
18.00 Con gli occhi aperti - 20 autori per 20 luoghi Con gli occhi aperti (
Exòrma Edizioni) Intervengono: Andrea Cortellessa, Francesco Pecoraro, Filippo Tuena e Alessandro Leogrande.
18.00 La bambola di Kokoschka di Afonso Cruz (LaNuovafrontiera)
19.00 Medusa di Luca Bernardi (Tunué)





Harry Parker, Paco Roca & Alfonso Cruz

lunedì 21 novembre 2016

Io non mi chiamo Miriam: Majgull Axelsson racconta il lato oscuro della Svezia #LeInterviste

Io non mi chiamo Miriam (Iperborea) di Majgull Axelsson ci riporta tra le pagine più nere della storia del Novecento. Il racconto dell'olocausto narrato attraverso i ricordi di Miriam, una rom pronta a nascondere la sua identità pur di trovare il suo spazio nel mondo, aggredisce il lettore attraverso una storia autentica e coinvolgente.


La Axelsson attraverso una scrittura fluviale non permette pause, nessuno stacco necessario per respirare, a favore di un fiume di storie fittizie e non, pronte a raccontare con maggior attenzione la minoranza rom e alcuni aspetti della società svedese del dopoguerra.

Avendo il piacere di poter parlare con l'autrice sono partito proprio da qui, dalla Svezia e da uno dei suoi episodi meno conosciuti, testimonianza del rapporto difficile tra abitanti autoctoni e rom. Episodio dal quale la scrittrice svedese ha deciso di partire per scrivere questo suo ultimo lavoro.

Ancor prima di dedicarti all'Olocausto avevi deciso di raccontare la rivolta di Jönköping del '48. Perché?

È una storia in cui mi sono imbattuta nel 1963, avevo sedici anni e ho sentito una lezione nella quale si parlava di questo argomento. Fu una cosa molto destabilizzante. Jönköping, la città in cui scoppiarono questi tumulti contro la comunità rom, è infatti una delle città più cristiane e religiose di tutta la Svezia. Inoltre mi sorprese sapere che quei fatti si verificarono solo tre anni dopo Auschwitz. Attraverso questa rivolta ho di conseguenza immaginato il passato di Miriam.


Dal giornalismo alla letteratura, questo il tuo percorso che ti ha spinto oggi ad ancorarti a quest'ultima forma. Cosa credi ti permetta di fare la letteratura, nonostante tu possa servirti ancora oggi del metodo del giornalismo?

domenica 13 novembre 2016

Paolo Cognetti: La prossima strada sarà quella che mi porterà ancora più dentro la montagna #LeInterviste

Il ritorno di Paolo Cognetti è stato una festa. Le otto montagne, il suo primo vero romanzo, è stato presentato alla Gogol & Company di Milano in compagnia di Matteo B. Bianchi. Si è discusso dell'amicizia tra uomini, di padri e di figli, di parole non dette e silenzi della natura.

Dopo numerose narrazioni al femminile, Pietro e Bruno saranno gli uomini capaci di condividere insieme esperienze forti. Un flusso nostalgico raccontato in una prima persona il mezzo per il quale emozionare con la semplicità della vita attraverso difficoltà e conquiste.

Ho chiesto a Cognetti di raccontarmi della sua montagna, della sua scrittura e del suo modo di narrare.





Da Il ragazzo selvatico, quaderno di montagna in cui ti racconti in prima persona, a Le otto montagne, quali sono state le difficoltà di questo passaggio?

Mi sono sentito come se con Il ragazzo selvatico avessi raccolto tutto il materiale che mi è servito per questo mio primo romanzo. La conoscenza dei luoghi, il modo di descrivere un bosco, una montagna, compresa la lingua di cui servirmi.
Mi è sembrato solo in seguito quanto grazie a quel quaderno mi fossi dotato dei mezzi per affilare i miei strumenti e che quel libro fosse un lungo impadronirsi della lingua necessaria alla montagna. Ho semplicemente detto a me stesso: adesso la uso per scrivere una storia.

giovedì 10 novembre 2016

Mostri che ridono: l'Africa nera di Denis Johnson

Mi capita spesso di seguire molti autori ancora prima di leggerli, mi informo sulle uscite, vedo i loro nomi tra le liste dei maggiori premi letterari e cerco di inserirli in una sorta di mappa letteraria tutta personale. La maggior parte delle volte riesco a farmi un'idea, il più delle volte esatta, su cosa troverò una volta che avrò modo di affrontarli.
Con Mostri che ridono (Einaudi), l'ultimo romanzo di Denis Johnson, è successo proprio questo e solo dopo pochissime pagine ho capito di avere completamente sbagliato.




Johnson è una delle voci americane più solide dei nostri tempi con alle spalle un National Book Award e un Pulitzer sfiorato per un soffio e mai avrei immaginato di scoprire in questo autore una vena camaleontica.

Mostri che ridono si presenta infatti come una spy-story, un intrigo apparentemente classico mosso da due uomini sullo sfondo di un Africa famelica.
Tra le varie macchinazioni tra Nato e altri enti sotterranei, il lettore non farà nessuna fatica a notare una sorta di sottosuolo pulsante tra la terra arida di questa storia. Una sorta di spaesamento dovuto a una diserzione di genere.

Cos'è la diserzione? La diserzione è una moneta. La giri e dall'altra parte c'è la lealtà.

mercoledì 26 ottobre 2016

Emil Cioran: tra divagazioni e cannibalizzazione

Tra le diverse esperienze di lettura, può capitare di trovarsi davanti un testo anomalo, uno di quelli che per una serie di circostanze non ti sono mai capitati tra le mani. Libri non necessariamente ostici o labirintici ma che si presentano al lettore in una forma inedita. Questo il caso della prima pubblicazione italiana delle Divagazioni di Emil Cioran (Edizioni Lindau). 


Lo dice già il titolo. Divagazioni. Così, di divagazione in divagazione, ho affrontato uno dei più importanti filosofi del Novecento non sapendo assolutamente nulla di filosofia e dell'arte del filosofeggiare, ritrovandomi nel solito ruolo del lettore, questa volta però di fronte a quello che ritenevo essere un pensatore inedito.

Per raccontare Cioran ho deciso di attraversare alcune delle 
sue tempeste di parole - veri e propri scontri tra filosofia, teologia e aforismi- provando a raccontarvi la mia esperienza di lettura ancorandomi a lasciti e legami con la letteratura di genere che non ho potuto ignorare.

È bastato leggere un passaggio come questo-
Ogni punto nello spazio è un crocevia di strade che portano tutte alla morte, così come ogni punto nel tempo è la misura della distanza che ci separa da essa. Qualunque strada si voglia prendere, è lo stesso. I passi, comunque orientati, hanno sempre la stessa direzione. Come mai le ossa dei morti non si sono incendiate in quest’universo che corre sul carro funebre?
-
per veder riaffiorare l’incipit dei miei amati Libri di sangue di Clive Barker. Un must della narrazione breve dell’orrore e il suo incipit che pare la risposta al quesito di Cioran, arrivata dopo quarant'anni attraverso un racconto di genere.

I morti hanno vie di comunicazione.
Percorrono le ignote distese dietro la nostra vita, animate dal traffico interminabile di anime dipartite, nell'infallibile procedere di treni fantasma, di vagoni di sogno. Capita di udire le vibrazioni e il tumulto del loro passaggio nei punti di rottura del mondo, attraverso le crepe aperte da atti di crudeltà, violenza e depravazione. 

Qualche divagazione dopo ecco apparire un secondo erede, l’ennesimo autore legato alla tradizione di questo filosofo rumeno: Thomas Ligotti. Da poco infatti ho affrontato questo autore americano (rivalutato dal grande pubblico grazie a Il Saggiatore) 
e le sue narrazioni filosofiche travestite anche in questo caso da racconto di genere.


Qui l’ennesimo collegamento con Cioran:

lunedì 17 ottobre 2016

Sara Taylor presenta "Tutto il nostro sangue" @ Il Mio Libro

Per organizzare una presentazione la domenica mattina bisogna avere delle ottime motivazioni. Di queste però poco ci importa quando ti trovi nella colorata libreria de Il Mio Libro in attesa di una delle autrici angloamericane più promettenti degli ultimi anni.

Qui tra le canoniche pareti lilla, la giovanissima Sara Taylor ha presentato il suo esordio accompagnata da Nicola Manuppelli e Giulio D'Antona, due dei migliori americanisti presenti nel nostro panorama letterario.


Tutto il nostro sangue è l'ennesima scommessa riuscita di minimum fax, un libro fatto di storie, sopra il quale sarà molto difficile incollare qualsiasi tipo di etichetta. Nel provarci, potremmo tentare di definirlo come romanzo per racconti. 

Un libro sperimentale nato durante il trasferimento dell'autrice dalla Virginia all'Inghilterra che fa del Sud America e delle sue isole lo sfondo di racconti dalle sfumature gotiche, territori dimenticati e cancellati dalle mappe dagli stessi governi a stelle e strisce. Luoghi ambìti da persone socialmente agiate alla ricerca dello stesso isolamento provato dall'autrice e anche da persone povere che nonostante il loro volere da lì non possono scappare.

giovedì 13 ottobre 2016

Bob Dylan: un Nobel sbagliato.

Il premio Nobel alla letteratura 2016, contro ogni pronostico, è stato assegnato al cantautore americano Bob Dylan.



Nella storia del premio diverse sono state le personalità premiate il cui rapporto con la letteratura è stato da sempre oggettivamente ibrido. Si pensi ad esempio al nostro Dario Fo, al suo rapporto con il teatro o alla penultima vincitrice, Svetlana Alexievich e la consecutiva polemica relativa alla dicotomia tra giornalismo e narrativa in cui si identifica la sua produzione.

Quello di Dylan è però un salto a mio avviso troppo grande a partire proprio dalla motivazione data alla vittoria:

"Premio Nobel alla letteratura 2016 per aver creato nuove espressioni poetiche all'interno della grande tradizione della canzone americana".

"La canzone americana". Credo di aver letto questo passaggio una ventina di volte, cercando di non estremizzare questa non concordanza, cercando di accettare la cosa contestualizzando prima l'autore e poi la sua importanza storico-culturale. 
E' anche poi vero che proprio quella canzone incriminata è composta da una componente testuale dal valore profondo, artistico e poetico. Cito su tutti, come rafforzativo, Patti Smith e il suo lavoro.

Potremmo inoltre approfondire i contatti tra le diverse arti: come negare quanto teatro, musica e letteratura nascano dallo stesso nucleo, percorrano binari allo stesso tempo paralleli e capaci di intersecarsi.

Nulla di tutto ciò credo che questa volta possa bastare.

Il valore culturale di Bob Dylan non deve esser messo in discussione, così come la sua opera. Potrebbe addirittura esser giusto premiare la valenza della sua scrittura. Premiarlo in relazione alla canzone americana rende il tutto inaccettabile in relazione allo spirito del premio che dovrebbe essere il più possibile letterario e dovrebbe valorizzare oggi più che mai la figura dello scrittore. Non svuotarla.

Bob Dylan secondo la giuria del premio dovrebbe aver creato una nuova espressione poetica e questo potrei anche accettarlo, dovendo però sottolineare quanta potenza possano perdere i suoi scritti senza la componente strumentale. Quell'espressione che dovrebbe definire questa poetica però un nome lo ha già, si chiama semplicemente musica e non letteratura.

domenica 9 ottobre 2016

Tempo di spargere pietre di Estevão Azevedo

Uomini circondati dalla terra pronti a scavare senza nessuna interruzione, tralasciando fatica, fame e pensieri. Ai personaggi Estevão Azevedo e del suo Tempo di spargere pietre (edito Caravan Edizioni) interessa solo la terra.

Un giovane autore brasiliano classe '78 pronto a sporcarsi le mani spingendo i suoi personaggi verso una sopravvivenza non scontata. Tra questi e i loro più intimi desideri, proprio quella terra tanto battuta e i suoi frutti tanto ricercati. I diamanti sono l'unica forma di sostentamento, la materia prima necessaria per salvarsi da una vita di stenti.


La soluzione sarebbe venuta da Dio e, per Dio, ogni luogo era qui e ogni tempo era ora.

Cosa fare di fronte all'assenza di ricchezza, di fronte a un Brasile rurale povero di risorse e ricco di maschere, rimane un mistero. Sono proprio i caratteri, alcune maschere vicine alla commedia, a popolare questo romanzo fatto di protagonisti con ruoli definiti fin dalle prime battute, a cercare di dar risposta a questa domanda.
Nel mezzo, l'amore non voluto dalle famiglie, l'amicizia non ricambiata per una serie di malintesi, l'offesa come elemento scatenante e la morte pronta a chiudere il sipario e ricoprire di macerie ogni singola esistenza.

lunedì 3 ottobre 2016

L'amante di Wittgenstein di David Markson

Provare a raccontare l'esperienza di lettura de L'amante di Wittgenstein di David Markson potrebbe essere un'operazione molto difficile. Tra tutti i libri della collana dei Black Coffee di Edizioni Clichy ecco spuntare il titolo che per qualità, sperimentazione e consecutiva sorpresa mi ha mozzato il fiato.

Potrei provare a spiegare quanto questo autore abbia raggiunto tardi il successo, quanto sia stato sconosciuto ai più nel nostro panorama e quanto sia importante per un certo David Foster Wallace, tanto da spingere quest'ultimo a scriverne un saggio dedicato (incluso in questa prima edizione italiana). 
Nulla di questo verrà però fatto dal sottoscritto.



L'amante di Wittgenstein potrebbe essere la storia di una donna, di quelle con qualche rimorso nella vita, piene di indecisioni e amnesie. Potrebbe però non esserlo.
L'amante di Wittgenstein potrebbe essere la storia di una città cangiante, multiforme, di quelle che illuminate dal sole potrebbero sentirsi un giorno Parigi, un giorno Savona, per poi accorgersi di sentirsi New York. Solo il buio svelerebbe il cielo di Troia, di una non-città.

L'amante invece potrebbe essere sì quella di Wittgenstein, ma non faticheremo a sostituire quest'ultimo con Van Gogh, Dostoevskij o un più banale Marlon Brando. Il centro del mondo alla fine è l'amore, quello costruito con le parole, prima ancora dei fatti, quello che Markson riempie di ossessioni, paure e quel pizzico di coraggio usando frasi brevi, giusto qualche punto a dividerle.

giovedì 29 settembre 2016

Marcos y Marcos: un autunno/inverno da collezione

Con l'inizio dell'autunno, come da tradizione, ha inizio il periodo delle nuove uscite. Sempre la tradizione vuole che nel caso di Marcos y Marcos questi nuovi titoli siano i protagonisti di una sfilata letteraria alla quale il sottoscritto ha partecipato per la prima volta.
Quindi, senza ulteriori indugi, mi sembra doveroso aggiornarvi su quello che ci aspetterà fino a febbraio 2017.

Quattro sono i titoli in uscita riguardanti la narrativa straniera:



Il più interessante è sicuramente Vento del sud di Elmar Grin. Il romanzo divenuto introvabile, già pubblicato in Italia nel lontano '47, racconta di Einari, protagonista riflessivo e del suo amore profondo verso il mondo. Un autore russo e i suoi buoni sentimenti da riscoprire con il suo capolavoro.

Molto gradito invece il ritorno dei fratelli Strugatzki, gli autori di Picnic sul ciglio della strada. Stalker (vero e proprio must della letteratura di genere) tornano con Un miliardo di anni prima della fine del mondo un nuovo romanzo dalle influenze fantascientifiche che nasconderà sicuramente l'ennesima critica sociale, oggi più che mai necessaria.

mercoledì 21 settembre 2016

Nona Fernández: il ricordo non è un esercizio finalizzato alla nostalgia #LeInterviste

Sono sempre stato convinto che la Letteratura, quella con la L maiuscola, nasca da esigenze forti. Nel contesto Sudamericano l'esigenza in questione è stata da sempre più accentuata a causa di un continui travagli storici. 
Nona Fernández, autrice cilena classe '71, fa parte proprio della categoria di scrittori con quella voglia. Pagine su pagine di storia legate al proprio paese di appartenenza. Lo sfondo di storie fittizie e di giochi letterari pronti ad aggredire il lettore.



Leggendo il suo Space Invaders (pubblicato in Italia da Edicola Ediciones) mi sono immerso nella storia del Cile, quella allo stesso tempo passata ma drammaticamente vicina. Ecco perché mi sono sentito toccato. Ecco perché l'esigenza di far parlare chi ha avuto il coraggio di raccontare il suo travaglio.

Alejandro Zambra ha detto: “In Cile per spiegare qualunque cosa devi rimandare alla dittatura. È molto difficile non parlarne”. Perché tu hai scelto di farlo attraverso le voci dei più piccoli?

Perché la mia esperienza personale degli anni della dittatura si è delineata quando ero bambina. È nello "spazio" dell'infanzia che sono ancorate le immagini fondanti della mia vita, che coincidono con un momento violento della storia del mio paese. In questo libro mi interessava intrecciare quei ricordi carichi di orrore e innocenza, e osservarli dal presente, perché solo ora sono in grado di capirli nella loro reale dimensione, e perché sono sicura che contengano le chiavi per interpretare il nostro oggi. Questo esercizio mi sembra fondamentale: ricordare per capire il presente e proiettare il futuro.

mercoledì 14 settembre 2016

A qualcuno piace sporco. Rabbia a Harlem di Chester Himes #miniMARCOS

Guardando a est delle torri della chiesa di Riverside, appallottolata tra gli edifici universitari sulla riva alta del fiume Hudson, in una valle molto più in basso, le onde di tetti grigi distorcono la prospettiva come la superficie di un mare. 

Questo è solo uno degli scorci che il giovane Chester Himes, autore cult afroamericano, potrebbe aver osservato una volta uscito di prigione. 
Una vita la sua, dedicata alla scrittura e al contenimento: voglia di sottolineare il fenomeno razziale, eccessi e una passione per il poliziesco, questo il suo biglietto da visita.
Rabbia a Harlem è uno dei titoli forti ripubblicati da marcos y marcos nella collana economica dei miniMARCOS.


E sotto la superficie, nelle acque scure di luridi casamenti, una città nera convulsa in un vivere disperato, come l'insaziabile ribollire di milioni di pesci cannibali affamati.