venerdì 13 aprile 2018

TINTAS. 13 storie di fermento cileno.

Roberto Bolaño, il più famoso scrittore cileno degli ultimi 30 anni, scrisse di come l'America Latina fosse il manicomio d'Europa così come gli Stati Uniti ne erano stati la fabbrica, un manicomio che stava ancora bruciando nel proprio carbone. Tanti anni sono passati da quell'affermazione e la situazione di quella schizofrenia, almeno sotto una prospettiva letteraria, è sicuramente evoluta. Guardare oggi il Sud America significa infatti vedere nuove generazioni di scrittori animate dallo stesso identico fuoco a cui forse faceva riferimento Bolaño.

A questa supposizione sono arrivato leggendo Tintas, la raccolta di 13 racconti dal Cile curata da Maria Cristina Secci e pubblicata da gran vía.



L'intenzione di racchiudere in un libro le storie di alcuni degli autori cileni più promettenti e consolidati della nostra contemporaneità acquista un senso nel momento in cui, come forse i più attenti osservatori del panorama letterario del sud sapranno, proprio il Cile risulta essere un dei paesi più ferventi.

Lecito chiedersi cosa racconti oggi questo paese, cosa abbiano in comune tutte queste voci e cosa possa significare approcciarsi a questi racconti.

Mi sono sempre fatto un'idea di questa letteratura come di un qualcosa legata al frenetico scorrere della storia e ai sentimenti che la poesia ha da sempre raccontato. Gli autori di Tintas manifestano una voglia di prolungare questa tradizione continuando a riflettere sul passato e sul futuro, perdendosi in luoghi labirintici e cercando un'armonia per stare nel presente. C'è però il peso dei padri, di tutti quei rapporti stretti, di sangue e di lettura, capaci di condizionare lo sguardo sul mondo che qui vengono affrontati portando oggi il Cile a raccontarci una prospettiva di continuo scontro sotterraneo.

venerdì 6 aprile 2018

Siri Ranva Hjelm Jacobsen: le piccole comunità per sopravvivere devono tacere. #LeInterviste

I Boreali, il festival dedicato alla cultura dal Nord organizzato da Iperborea, ha nuovamente creato uno spazio di confronto stimolante arricchito da numerosi ospiti. Tra questi molto atteso l'incontro con Siri Ranva Hjelm Jacobsen, giovane autrice danese capace di conquistare i lettori italiani con il suo Isola, il romanzo d'esordio con il quale è riuscita a strappare il Premio Bogforum Debutant 2016.

Isola è una storia di radici, uno sguardo inserito in una storia familiare verso le origini rappresentate dalle Isole Faroe. Un viaggio nella memoria e nel mito verso la ricerca del sé.

Ho pensato di restituire un resoconto del nostro breve incontro e della presentazione milanese moderata da Alessandro Zaccuri.




Leggendo Isola ci si immerge in una vicenda estremamente personale ma basteranno poche pagine per aver l’impressione che questa storia così lontana, tra quelle isole sconosciute ai più, stia parlando di qualcosa di più.

Alla base c'è lo spostamento, la voglia e il coraggio di cambiare luogo in cerca della verità.

Credo che questo tema dello spostarsi da un posto all'altro sia un tema che l’umanità ha sempre conosciuto sopratutto ai nostri tempi, come ad esempio il cambiamento generazionale in Europa dove è sempre più difficile da percepire. 
C’è ancora molto silenzio, da un lato le Isole Faroe sono un luogo molto piccolo e le piccole comunità per sopravvivere devono tacere.
L’altro aspetto riguarda la migrazione verso la Danimarca nella quale c’è una sorta di perdita che ricopre il silenzio.

giovedì 29 marzo 2018

Marcos y Marcos: la collezione primavera/estate 2018

Non credo sia facile immaginare una sfilata letteraria, in questo caso una serie di titoli presentati nei loro nuovi vestiti firmati -come vuole la tradizione di questi eventi- da Marcos y Marcos. Anche questa volta ho visto raccontarsi e raccontare le prossime uscite del coloratissimo editore indipendente milanese.

E
cco quindi un riassunto di quanto vedremo in libreria nei prossimi mesi, ecco a voi la collezione fatta dalle storie di questa primavera/estate 2018.



Collezione straniera:

Il grande giorno di Jack Ritchie. Considerato il maestro dell’illusionismo letterario, i suoi brevissimi racconti in prima persona riuscirono a conquistare anche Alfred Hitchcock. Torna l'autore di È ricca, la sposo e l'ammazzo proprio con una raccolta interamente dedicata alla forma breve, anzi brevissima. (già disponibile)

Dopo un lontano successo non indifferente arriva la nuova ripubblicazione per Leon De Winter, lo scrittore olandese di Se dio fosse una donna (SuperTex), un libro che sbuca da una Francoforte di venticinque anni fa. Indirizzato a chi vorrebbe cominciare a fare pace con un'ingombrante eredità per uscire da un periodo di crisi. (già disponibile)

giovedì 22 marzo 2018

Voci Dal SUR. Intervista ad Alan Pauls, Andrés Neuman & Federico Falco. #LeInterviste

Grazie a Voci Dal Sur, la rassegna interamente dedicata alla letteratura argentina al Teatro Franco Parenti di Milano, ho avuto modo di partecipare a due giorni di confronto su questa narrativa dal Sud.

Molti gli ospiti che hanno animato un dibattito appassionato e di sottili sfumature verso il passato e il presente, una specie di tango a due che ha coinvolto l'Italia e l'Argentina rinnovando un legame molto solido tra due culture molto vocine.

Ho avuto l'onore di discutere alcuni aspetti emersi durante i numerosi interventi con un trio d'eccezione: Alan Pauls, Andrés Neuman e Federico Falco. Abbiamo parlato del cuento, il racconto, che tanto ossessiona la tradizione letteraria argentina, per spostare l'attenzione verso alcuni aspetti di questo paese e del suo legame con la nostra contemporaneità.



Non possiamo parlare di narrazione argentina senza pensare al racconto e cercare di definirlo non è per nulla facile, soprattutto guardando alla storia della narrazione breve.

Ho provato a parlarne con Andrés Neuman, lui che fu uno dei “protetti” di Roberto Bolaño, il quale sembra non esitare davanti qualsiasi tentativo di definizione. Così come il giovanissimo Federico Falco, sempre pronto ad approfondire aspetti tecnici e non, legati a questa forma. Molto più difficile è stato penetrare la personalità di Alan Pauls, romanziere per vocazione ma attento critico di questa letteratura.

Cos’è il racconto?

AN: Il racconto è una porta che si apre verso lo sconosciuto, una scala che scende verso l'inferno, un vetro oscuro che può riflettere il proprio lettore ma non l'autore, è un atto di traduzione interna, un mattone infilato nella parete della narrativa, un piede che cammina verso nulla.

giovedì 15 marzo 2018

Davide Morganti: Ritengo la storia una immensa fossa comune. #LeInterviste

Negli ultimi anni il vivaio di Neri Pozza composto da validissimi autori italiani è andato a creare, per quanto mi riguarda, una sorta di sicurezza verso scelte e proposte molto solide. È stato quindi naturale approfondire ulteriormente la tradizione di scrittori campani arrivando -dopo le bellissime sorprese di Paolo Piccirillo e Wanda Marasco- a La Consonante K di Davide Morganti.

Questo romanzo in particolare, mi era stato presentato come un qualcosa di molto sperimentale in cui la Storia e diverse vicende estreme fossero le protagoniste di un'esperimento ambizioso dal respiro internazionale.

Dopo un'esperienza di lettura del genere era d'obbligo coinvolgere Morganti stesso. La scrittura, la teologia, l'amore sono solo alcuni dei temi che abbiamo approfondito con l'intento di svelare qualcosa in più dietro questo libro visionario e mistico sul tempo della fine delle ideologie.

© FanPage







Il lettore si trova immerso in più momenti storici rappresentativi di una deriva epocale, dalla caduta del Muro di Berlino all'attacco delle Torri Gemelle, la tua è una narrazione che spinge verso la contemporaneità. Come credi che il rapporto tra storia e finzione possa ancora influire sul presente?

Non credo che la finzione possa condizionare il presente, al massimo lo invade provando a decifrarne il suo futuro. Forse qualche serie televisiva ci tenta ma ho sempre l’impressione che il presente abbia una velocità superiore, che non siamo in grado di controllare come desidereremmo. Tutto sommato non mi pare un male che sia così. A ogni modo da sempre abbiamo bisogno di finzione, non ne possiamo fare a meno, anzi la costruiamo con grande abilità e con maggiore urgenza rispetto a venti anni fa, basti pensare alla Playstation, per esempio, che prosegue in maniera diversa l’immaginario dell’infanzia.

Potremmo vedere “La consonante K” come un romanzo di collisioni in cui le vicende più disparate mostrano un ventaglio di tematiche ampissimo. Quale è stata la parte più difficile nell'armonizzare una narrazione così frenetica?

martedì 6 marzo 2018

Le Vite Vulnerabili di Pablo Simonetti

Non conoscevo Pablo Simonetti, non avevo mai sentito parlare di questo scrittore cileno classe '61 che con Vite Vulnerabili, la sua raccolta di racconti d'esordio, strappò contro ogni pronostico gli apprezzamenti di Roberto Bolaño. 

Grazie a Lindau ho scoperto questo autore da sempre attivo per l'affermazione dei diritti degli omosessuali nella cultura del post Pinochet, senza indossare le vesti dell'attivista quanto quelle del narratore puro, della persona disposta a raccontare la sua esperienza personale servendosi della letteratura.



Le dodici storie di Vite Vulnerabili appartengono in parte all'auto-fiction -di cui Simonetti diventerà un convinto sostenitore- e risultano essere storie di tutti, di uomini e donne in continuo mutamento, sempre alla ricerca di un qualcosa nascosto nel proprio cuore.

Ho letto di amori segnati da profonde fratture, di rapporti fatti di incomprensioni, di passione, di erotismo, del feroce contrasto tra società e morale. Questo e molto altro tra queste vicende quotidiane, momenti apparentemente banali se spogliati dalla loro componente emotiva, dai sentimenti segreti provati sotto lo sguardo dell'altro.

Così gli attimi di una comune passeggiata tra le strade di Firenze, una festa o una partita a carte si sono trasformati in un susseguirsi di palpitazioni, di rabbia e profonda commozione.

mercoledì 28 febbraio 2018

Alberto Laiseca: il mostro che arriva e ci sconquassa il sogno.

Nell'esperienza di ogni lettore, nella successione numerosa dei libri della nostra vita, sono rarissimi i momenti di frattura. Quell'esperienza di lettura dopo la quale nulla risulta essere come prima, cambia lo sguardo sulle pagine successive, sull'idea di letteratura che possiamo avere fino a quel momento. Nei casi migliori può cambiare addirittura lo sguardo sul mondo.

Crepe così grandi sono difficili da nascondere, diventano ossessioni, buchi neri con i quali convivere, nuovi spazi in cui orientarsi. In questo senso, l'ultima fenditura inaspettata ha per il sottoscritto un nome ben preciso, quello dello scrittore argentino Alberto Laiseca.

Sul finire del 2016, in concomitanza con la sua morte, mi sono avvicinato a questo autore ignaro dello shock che mi avrebbe provocato. Dopo averlo più volte raccontato ho così pensato di ospitare in questo spazio chi sarebbe stato in grado di restituire, con maggior efficacia e competenza, il racconto di una voce ancora troppo sconosciuta e allo stesso tempo unica per il lettore appassionato del Sud America e non.

Il curatore, il traduttore e l'autore: Loris Tassi, Francesco Verde e Luciano Funetta. Tre prospettive diverse attraverso le quali costruire il profilo del monstruo



Chi è Alberto Laiseca?

Loris Tassi: Alberto Laiseca è, assieme a Roberto Arlt, il motivo per cui ho dato vita alla collana Gli eccentrici. Secondo Sergio Pitol, “la lettura è anche una lotteria […]. Si scopre un autore in modo apparentemente casuale e poi non si può più fare a meno di leggerlo”. È quello che mi è capitato con Laiseca. 
Nel 2004 trascorsi alcuni mesi a Buenos Aires ed ebbi la fortuna di incontrare diverse volte Ricardo Piglia. Il principale argomento dei nostri incontri era Roberto Arlt, però ogni tanto c’erano “aperture” sulla letteratura contemporanea. Una volta Piglia mi parlò con entusiasmo di Laiseca e mi invitò a cercare i suoi libri. Lessi il racconto “El checoslovaco” e il romanzo Las aventuras de un novelista atonal e rimasi folgorato. Non avevo mai letto niente di simile. Per tornare alla tua domanda, credo che Laiseca sia uno scrittore unico nel panorama letterario argentino. 

venerdì 9 febbraio 2018

Da lontano sembrano mosche. Il noir argentino di Kike Ferrari.

Prima cameriere, panettiere, poi il viaggio verso gli States in cerca di fortuna come immigrato illegale. Oggi Kike Ferrari lavora in una stazione della metropolitana di Buenos Aires e la sua vita sembra essere fatta anche di letteratura. Un percorso lungo, quello tra i lavori più disparati, questo il caso così particolare di chi ha richiamato con i suoi libri l'attenzione della stampa argentina e non.

Da lontano sembrano mosche è il terzo romanzo di Ferrari (riproposto in una nuova veste da Feltrinelli) grazie al quale mi sono avvicinato a questo scrittore apprezzato, tra i tanti, da un colosso come Paco Ignacio Taibo II.



Sono subito costretto a contestualizzare questo romanzo accennando all'esistenza del profondo rapporto tra la letteratura di genere e il Sud America. Borges stesso era un grandissimo appassionato di gialli e del mistero accumulato tra i classici di queste storie. Non sorprenderà quindi trovarsi tra le mani un noir argentino consapevole di una lunga tradizione.

Da lontano sembrano mosche è però un libro che già dalla trama muove diversi interrogativi, questo ha fatto nei confronti del sottoscritto, il quale si è più volte chiesto come avrebbe fatto a sorprendere la vicenda di un uomo di potere fermo sul ciglio della strada con un cadavere nascosto nel bagagliaio.

lunedì 5 febbraio 2018

Aspettando I Boreali Nordic Festival 2018

Dal 22 al 25 Febbraio tornano I Boreali Nordic Festival 2018, la rassegna dedicata alla Cultura Nordica ospitata -come da tradizione- dal Teatro Franco Parenti di Milano.

Una quattro giorni di musica, cinema e letteratura dal Nord: eventi pensati per i più grandi e per i più piccoli con l'intento di far conoscere il diverso, una cultura così lontana e fredda ma al tempo stesso calorosa e affascinante.

Tanti gli scrittori presenti per parlare dei loro ultimi lavori e costruire un momento di confronto sempre stimolante. Qui una mini-guida agli ospiti da non perdere.



Giovedì 22
18.30 Jón Kalman Stefánsson e Andrea Vitali. Islanda. L'isola grande come l'universo.
L'autore islandese che negli anni ha saputo conquistare così tanti lettori da diventare uno dei must di Iperborea. Un paese di pescatori, il cielo e l'impressione di ritrovarsi tra un qualcosa grande come l'universo.


giovedì 25 gennaio 2018

Le Raffiche D'Autunno di Natsume Sōseki

Ci sono produzioni letterarie intrise di vita vera, pagine e pagine piene di esperienze personali più o meno filtrate attraverso la forma del romanzo. Quando per la prima volta lessi Natsume Sōseki dovetti inserire anche questo autore classico della letteratura nipponica tra coloro capaci di sfruttare al massimo la lezione sui sistemi del mondo.

Non fa eccezione Raffiche d’autunno, pubblicato nel 1907 e arrivato in traduzione italiana dopo più un secolo grazie al curatissimo lavoro di Edizioni Lindau.



Non fa eccezione per il suo essere radicato al trascorso di Sōseki, un uomo cresciuto in epoca Meiji senza figure genitoriali forti in un Giappone di transizione, aperto per la prima volta nella sua storia verso l'altro.

Takayanagi Shūsaku è un giovane studente legato a dei principi ben radicati, convinzioni di vita dovute al suo essere un letterato. Un protagonista respinto dal mondo senza nessun tipo di ambizione ad adattarsi perché farlo significherebbe annientarsi.


L’uomo che rispetta la legge morale è più sacro anche di un Dio.

martedì 16 gennaio 2018

Lonesome Dove: la grande (anti)epopea western di Larry McMurtry

Un passo dietro l'altro senza pensare alla fatica, il sole cocente di fronte e lunghe ombre dietro le spalle. Nel mentre la mandria di bovini continua a trascinarsi in un viaggio che non ha eguali: quello partito da Lonesome Dove sperduta cittadina sul confine tra Texas e Messico, e diretto verso il lontano Nord.

Così hanno voluto i vecchi ranger del romanzo di Larry McMurtry, il libro straripante -edito Einaudi- con il quale nel 1986 vinse il Premio Pulitzer.



Doveroso accennare al rapporto tra McMurtry e il cinema western dilungandoci sui successi e le delusioni provenienti dal grande schermo da cui nasce originariamente questa storia proprio in seguito a un rifiuto, da qui l'intenzione di mantenere e voler creare un qualcosa di epico.

Lonesome Dove si presenta come la grande storia del West quella talmente ricca da essere difficile da racchiudere in un unico film. Quella vicenda che pur distanziandosi dalle meccaniche care a Hollywood è riuscita a mantenere un taglio smaccatamente cinematografico, nel ritmo come nell'immaginario dei grandi deserti una volta popolati dalle più disparate tribù indiane.

Un territorio immenso: l'America spoglia, ostile, in alcuni tratti ancora inesplorata, ma popolata da personaggi indelebili tutti legati a un passato glorioso e alla speranza di un futuro migliore.

mercoledì 10 gennaio 2018

Paolo Onori: Scrivere libri è un modo economico per provare a essere un altro. #LeInterviste

Esordire non è semplice, farlo per la prima volta superati i cinquant'anni deve essere un'esperienza così unica da dover essere raccontata. La trafila vuole che si lavori a un libro, lo si lasci tra le mani di nuovi lettori e prevede, nei casi più sfortunati, il confronto con gli altri autori.
A grandi linee questa è la vicenda di Paolo Onori -classe '63- che con il suo Fare Pochissimo (marcos y marcos) approda per la prima volta in libreria diventando il secondo scrittore di Casalecchio di Reno.

Le voci parlano di continue frecciatine, di un contrasto sotterraneo con lo scrittore Paolo Nori forse dovuto a qualche somiglianza fisico-anagrafica, una compresenza inaspettata sul territorio, una quasi omonimia e qualche voce che nei piccoli paesi, come vuole la tradizione, tende sempre ad essere distorta provocando dissidio. Tutti fatti trascurabili di fronte a un romanzo più che buono, calibrato come solo uno scrittore già navigato avrebbe saputo fare.




Così nasce questa chiacchierata, con la voglia di conoscere questa nuova voce che a pensarci bene qualcosa mi ricorda, forse un'idea di letteratura ben precisa, nonostante non riesca ancora a capire a quale autore far riferimento.


Paolo Onori perché ha deciso di fare lo scrittore, cosa l’ha spinta verso la scrittura?
Credo che scrivere dei libri sia un modo, economico, ma che può essere sorprendentemente efficace, per provare a essere un altro, che è la cosa, da quando son grande, che forse voglio di più.

domenica 7 gennaio 2018

Raccontarla Giusta. Domande e risposte sulla scrittura. #ViSegnalo

Scrivere è scontrarsi e confrontarsi. Scrivendo si dialoga con sé stessi, con i propri personaggi e i fantasmi del nostro animo.

Cosa accade nella mente di chi scrive? Come avviene il processo creativo? Ma soprattutto: esistono delle regole universalmente riconosciute per arrivare all'agognata pubblicazione?

Marco Lazzarotto e Beatrice Dorigo, uno scrittore e la sua allieva, un lui e una lei che si confrontano (e scontrano) sui dubbi e le perplessità che colgono gli scrittori esordienti.




In Raccontarla giusta. Domande e risposte sulla scrittura, l'ebook di casa Zandegù dedicato a questo tema così spinoso, il -loro e il nostro- luogo per intavolare un discorso fatto di semplici domande, di scrittori importanti e di strutture della narrazione collaudate.

mercoledì 20 dicembre 2017

Uccidendo Nani a Bastonate. La poetica del delirio di Alberto Laiseca

Se dovessi elencare le scoperte letterarie più inaspettate dell'anno dovrei obbligatoriamente citare Alberto Laiseca, uno degli autori di punta del catalogo de Gli Eccentrici, la collana di letteratura ispano-americana di Edizioni Arcoiris.

Scoperto dopo la sua recente scomparsa con Le avventure di un romanziere atonale, ho approfondito ulteriormente questo scrittore di difficile classificazione ma capace di strappare apprezzamenti da autori come Ricardo Piglia. Il suo Uccidendo Nani a Bastonate, l'ultimo lavoro edito in Italia, è il motivo di questo secondo approccio destabilizzante.




La figura di Laiseca è senza dubbio associata alla leggenda de Los Sorias, romanzo di più di mille pagine al quale sono in qualche modo legati tutti i suoi libri. Quello dell'autore argentino è infatti un macrocosmo in cui dominano le forze del delirio fatto di racconti intersecati e collegati da leggende lontane.

Così anche Uccidendo Nani a Bastonate, una serie di racconti estremi che storia dopo storia formano il quadro completo davanti al quale il lettore dovrà tirare le sue conclusioni, osservando, guardando oltre quei colori acidi e quel senso di smarrimento.

domenica 10 dicembre 2017

Letterature dal Nord: le Miniature di Bruno Berni

Negli ultimi mesi mi sto dedicando alla figura di August Strindberg, uno dei classici della letteratura svedese tra Ottocento e Novecento. Nell'avvicinarmi nuovamente alla letteratura del Nord stavo cercando di interrogarmi sul motivo del fascino verso queste suggestioni sempre più lette e apprezzate anche dai lettori italiani. Mi sono chiesto, senza venirne a capo, cosa potesse attrarre così tanto di questi paesi un tempo così lontani.

A chiarire in parte questo dubbio un incontro, quello con le Miniature di Bruno Berni, i suoi frammenti di Letterature dal Nord editi Aguaplano.



Non mi ritengo un esperto del Nord, pur conoscendo e avendo letto qualche autore fondamentale non ho mai creduto di avere un quadro esaustivo legato alle diverse sfumature di una letteratura, della quale Berni risulta essere uno dei più grandi studiosi e ricercatori nostrani.

Da qui forse l'idea di unire gran parte del suo lavoro critico in un volume fatto di 29 miniature, ognuna dedicata a un autore per lui imprescindibile: dalla Germania alla Svezia, passando per la Danimarca e le varianti più di nicchia come la Lapponia e la Groenlandia.

mercoledì 6 dicembre 2017

A. Igoni Barrett: sono lo scrittore delle classi popolari nigeriane #LeInterviste

In occasione dell'uscita di Culo Nero, il primo romanzo dell'autore nigeriano A. Igoni Barrett, è partito un lungo tour italiano di presentazioni targate 66thand2nd che si chiuderà sabato 9 Dicembre con l'appuntamento romano di Più libri più liberi. Durante la data torinese alla Libreria Trebisonda, accompagnato da Pier Franco Brandimarte, Igoni ha raccontato del suo modo di osservare la realtà, della sua ironia, del suo ritorno alla letteratura europea e di molti altri aspetti che compongono il suo ultimo lavoro.



Lo scrittore può solo guardare. Noi siamo il prodotto della società che ci circonda e di idee passate. Siamo il prodotto di chi ci ha prodotto e io appunto tutto.

Da subito palese una forte consapevolezza della scrittura e delle sue strutture, per un autore in continuo divenire per il quale ogni tipo di cambiamento può essere visto esclusivamente nei momenti di forte dolore. La chiave per portare i suoi lettori verso questi temi così duri diventa l'ironia e lo sguardo alla letteratura del passato, in modo da non rischiare di ripetersi, sopratutto quando il tuo libro è così vicino all'espediente della metamorfosi di Kafka.

Considerato una delle maggiori voci contemporanee della letteratura nigeriana contemporanea, ho avuto modo di chiedere lui, di approfondire e discernere alcuni aspetti e caratteristiche dei grandi nomi a cui viene continuamente associato.
Da Chimamanda Ngozi Adichie a Teju Cole si è andato a creare un quadro abbastanza esaustivo delle maggiori penne nigeriane, arricchito da una forte presa di posizione e da appassionati consigli di lettura.

domenica 26 novembre 2017

Nelle terre di nessuno. La solitudine di Chris Offutt

Immergersi Nelle terre di nessuno di Chris Offutt non è stato difficile. I nove racconti di questa raccolta d'esordio uscita nel '92 e tradotta per la prima volta in Italia da minimum fax, sono legati a un'America ben scolpita nel nostro immaginario.

Sullo sfondo il Kentucky rurale, una terra ai margini fatta di persone alla continua ricerca di un posto migliore, esteriore o interiore che sia. Storie in cui la vita scorre in posti tanto sconosciuti da essere assenti da qualsiasi cartina.



Offutt sembra legarsi da subito ad autori come D'J Pancake, Percival Everett e a tutta quella ruggine americana ben descritta da Philipp Meyer.
Dominano le storie di comunità, il continuo scontro con l'altro che crea qui, tra la condivisione del quotidiano, il giusto osservatorio dei sentimenti.

Ho visto il vecchio e il giovane condividere la stessa inquietudine, l'uomo e il puma allineati sulla stessa intensità di ferocia, la città e il bosco farsi luoghi di apparente diversità.

Ogni vicenda diventa la finestra su una condizione di vita diversa segnata da un dolore più o meno esplicito. La paura di non farcela prende a questo punto il sopravvento, basti pensare a ogni nostro singolo tentennamento, a tutte quelle volte nelle quali l'antidoto al dolore e al raggiungimento delle nostre intenzioni ci è sembrato così lontano, forzatamente nascosto da un destino già scritto.

lunedì 20 novembre 2017

La storia della balena Goliath || Intervista a Leopoldo Santovincenzo

Per poter spiegare cosa sia La balena di Piazza Savoia di Leopoldo Santovincenzo (Exòrma Edizioni) dovremmo immaginare un trittico: tre anime separate ma profondamente legate da alcuni aspetti più o meno nascosti.

Fu chiamato Goliath l'esemplare catturato in Norvegia nel '54, lo stesso animale visto da Santovincenzo in un piazza di Campobasso, un ragazzino appassionato di cinema e al tempo stesso un adulto fortemente motivato nel ricostruire un ricordo annebbiato.

Un libro personale in grado di abbracciare il cinema, l'infanzia e la storia di una balena imbalsamata che viaggiò tra le piazze europee per quasi tre decadi provocando sorpresa, stupore e animando la cultura del tempo.



La storia di Goliath mi ha fatto capire come la condivisione di un evento non ordinario, possa influenzare l'animo più sensibile al mondo. Ha sottolineato i collegamenti inediti tra cetacei e cinema, tra il tramonto e le mutazioni di questi due protagonisti degli scorsi secoli. È riuscita inoltre a raccontarmi un pezzo di Italia passato in cui una balena sta ancora girando per le piazze del nostro inconscio mantenendo la stessa maestosità, lo stesso mistero, il suo legame con sentimenti atavici. Così come è sempre stata, la storia di una balena e la ricerca di un uomo tormentato da incubi perenni e sogni dall'odore di mare, di infinito completamento.

Questa chiacchierata è così partita dal senso di tale operazione, da una storia lontana e dalle sue ripercussioni presenti. Senza la paura di confrontarsi con la meraviglia dell'animale più grande del mondo.

Dal cinema al viaggio europeo di Golia, sono entrambi descritti come due fenomeni vivi ma investiti da un tramonto più o meno evidente. Il cinema con le sue continue mutazioni, il passaggio a nuovi paradigmi tecnici e non, le balene come senso di meraviglia perduto, un’esperienza isolata ma al tempo stesso incisiva. 
Cosa può essere recuperato in questi tempi così veloci e come possiamo salvare queste emozioni da questi numerosi tramonti inarrestabili?

martedì 14 novembre 2017

Le forze misteriose di Leopoldo Lugones

Le forze misteriose sono entità invisibili ai più, grandezze che la scienza cerca di decodificare nel tempo oltrepassando le barriere della realtà e della ragione.
Le forze misteriose sono le protagoniste dei racconti di Leopoldo Lugones, autore classico della letteratura argentina riproposto nell'elegantissima veste di Edizioni Lindau.




Per fare un quadro completo della figura Lugones ci sarebbe bisogno di un racconto a sé dedicato a uno degli autori più controversi del panorama Sudamericano tra Ottocento e Novecento. Dal socialismo al primo fascismo, passando per la massoneria e il suicidio da cianuro, l'opera di questo autore è stata inserita tra le radici di una tradizione consolidata.

Leggendo questi racconti tra il fantastico e l'assurdo, ho avuto l'impressione di avere tra le mani una simbiosi tra le storie di Edgar Allan Poe e le influenze di H.G. Wells. Lo stesso tipo di narrazione trasporterà il lettore verso una nuova forza in grado di condizionare ogni singola vicenda nelle battute finali, ripercorrendo alcuni stilemi del genere.

domenica 5 novembre 2017

I Tabù allucinati di Giordano Tedoldi

Di Giordano Tedoldi avevo sempre captato l'eco di apprezzamenti sotterranei -ma numerosi- per un autore che negli anni aveva deciso di sparire dopo appena due lavori. Continuavo a percepire questo nome in svariate occasioni, tra i racconti di vari autori nostrani e qualche lettore di vecchia data.

Pochi anni dopo il ritorno, la sua raccolta di racconti Io odio John Updike viene ripubblicata da minimum fax e il sottoscritto ha la fortuna di assistere a più presentazioni pungenti. Così la pubblicazione di Tabù, l'ultimo romanzo arrivato di casa Tunué, è stata la scusa per poter finalmente capire cosa spingesse tutti a sussurrare, quasi come fosse un segreto, delle capacità di questo scrittore. 




L'amore è osservazione, dalla prime pagine non sembra esserci nessun tipo di dubbio. Osserviamo una vicenda apparentemente stereotipata, la definizione di un triangolo amoroso e di un desiderio che sembra uscito dalle pagine di Moravia e influenzato da un estro molto fellianiano.

Un approccio molto letteratura italiana dei '60 in cui il tabù è inizialmente legato al nostro desiderio, a tutti quei momenti d'intensa possessione. 
Più ci avvicineremo all'entità ambita e più vedremo il desiderio affievolirsi e il tabù diventare strumento del desiderio stesso.

Nessuno di noi è armonico ma alcuni riescono a usare il caos.